Passione de’ santi martiri Rogaziano, e Donaziano

 

 

 

I Santi Donaziano e Rogaziano, fratelli di sangue, furono martirizzati a Nantes, città che li venera quali protettori. La loro passio venne redatta nel V secolo in ambiente monastico, adoperando testi più antichi e tradizioni locali.

Molto importante la testimonianza sull’autentico significato dello scambio di pace, il bacio santo, quale gesto sacramentale nella e della pienezza della comunione tra fratelli di fede, capace dunque di trasmettere le energie di santificazione del battesimo. Dal bacio di pace così come dalla comunione eucaristica ieri come oggi sono esclusi i catecumeni, in quanto non facenti parte in pienezza della comunità cristiana. Non a caso nella Divina Liturgia al bacio di pace (oggi purtroppo prerogativa del solo clero) segue immediatamente la professione di fede, dove il “Cristo tra noi” diviene incarnazione nella partecipazione ai Divini Misteri, quella comunione allo stesso calice di salvezza che rende i cristiani una sola cosa con Cristo e tra di loro.

La memoria dei santi martiri Donaziano e Rogaziano è celebrata il 24 maggio.

 

 

            I. Cosa molto vantaggiosa, e di grande edificazione ai cattolici la divota lezione dei combattimenti, e dei trionfi de’ martiri di Gesù Cristo; e per questo motivo è dovere, che si scrivano le passioni di questi soldati fedeli del Signore, acciocché tutti possano leggerle, e profittarne; e lo spirito de’ cristiani sia per questo modo, dirò così, secondato e inebriato del sangue de’ martiri sparso da loro con tanta fortezza e pietà. Con questo mezzo i cristiani giungono ad essere informati dei più illustri esempj della virtù evangelica; e si dispongono a celebrare con frutto le solennità de’ martiri; e si accendono di vivi e efficaci desiderj di volergli imitare, e intendono chiaramente, come sia gran guadagno e felicità il morire per Gesù Cristo.

Governavano dunque con suprema autorità l’imperio di Roma Diocleziano, e Massimiano; e con fierezza bestiale avevano comandato, che crudelmente si perseguitasse chiunque professava la fede di Gesù Cristo; e volevano, che rimanesse calpestata e oppressa dalle diaboliche superstizioni del gentilesimo la grazia, e la verità della cattolica religione. I predetti imperatori mandarono loro lettere al presidente delle Gallie, e in esse con loro decreto comandavano, che il presidente dovesse costringere tutti gli uomini ad adorare con culto divino i simulacri di Giove, e di Apollo, i quali non sono due dei, ma due diavoli dell’inferno. A tutti quei cristiani, i quali volessero ubbidire, e abbracciando il culto degli idoli, e volessero seguire le sacre cerimonie de’ gentili, e adorassero e sacrificassero agli dei, si promettevano grandi premj, e anche pubblici stipendj, e amplissime rimunerazioni e avanzamenti: e imaginavano, che per queste lusinghiere promesse e speranze verrebbe loro fatto, di trarre agevolmente e volentieri ne’ lacci dell’errore, e della empietà assai cristiani, che disperavano di poter vincere colla crudeltà. Comandavano in oltre, che chiunque dispregiasse queste promesse, e fosse fermo e costante nella confessione del nome cristiano, dopo i consueti tormenti fosse condannato a morte senza redenzione, acciocché il timore, e l’acerbità de’ gastighi commovesse e sbigottisse anche i più forti, e fossero ancor questi costretti ad abbandonare la loro fede.

II. Nella città di Nantes era un giovane chiamato Donaziano molto illustre per la nobiltà della sua famiglia, ma viepiù chiaro assai per la fede cristiana, e per le altre virtù. Egli era giovane d’anni, ma vecchio di senno e di costumi; e teneva soggette, e in freno tutte le voglie sregolate, e tutti i trasporti proprj della sua età, e viveva e adoperava in tutte le cose moderatamente e santamente. Il timore d’Iddio era il solo regolatore di tutte le sue operazioni, e in mezzo alle fortunose procelle del secolo erasi sempre contenuto fortemente, e con prosperità nel retto sentiero della ragione e della virtù. Questi aveva abbandonati gli errori dell’idolatria, e con sommo fervore e prestezza aveva abbracciata la grazia della fede cristiana; e subitoche fu lavato dall’acque battesimali, e fu così rigenerato in Gesù Cristo, cominciò a predicare apertamente da per tutto la verità della fede di Gesù Cristo, e il trionfo della sua croce; e armato della dottrina celeste, e di tutte le armi della fede qual soldato magnanimo nulla non temeva de’ suoi nemici, e temeva soltanto il suo celeste Signore; né voleva, che il condannasse di qualche negligenza e infingardaggine, come avvenne a quel servo evangelico, che non trafficò, ma nascose il talento affidatogli: e però quale attento e industrioso agricoltore andava continuamente spargendo nel cuore de’ gentili la semenza eletta, e fruttifera della divina parola. Per queste cose risuonava assai chiara da per tutto la fama, e il nome del giovane Donaziano; e da per tutto si diffondeva il buon odore e la fragranza de’ suoi virtuosi esempi: e da questi fu invitato e tratto alla fede di Gesù Cristo un suo fratello carnale, che si chiamava Rogaziano, e che sino a quell’ora era stato negli errori del gentilesimo. Questi dunque benché maggiore d’età a Donaziano, pure minore di lui nell’ordine della fede, e della vera pietà andò a lui con molta sollecitudine, domandandogli istantemente, che gli dovesse fare ottenere il dono del battesimo di Gesù Cristo, primache si avvicinasse più, e infierisse la persecuzione, e diceva, che egli voleva combattere per la fede di Gesù Cristo, né voleva trovarsi nella battaglia inferiore al fratello, o averne premio minore nel trionfo; e però disse di voler essere presto battezzato, perché nol sorprendesse improvvisamente il tempo del combattere, essendo egli ancora o pagano, o catecumeno. Ma la persecuzione cominciò assai tosto, e il sacerdote si fuggì, onde Rogaziano non poté ricevere il battesimo; ma se per questo gli fu impedito il battesimo dell’acqua, supplì largamente al difetto di questo il battesimo del martirio e del sangue.

III. Imperciocché in questo mentre essendo entrato nella città di Nantes con molto giubilo de’ gentili il persecutore armato degli ordini e de’ comandi ricevuti dagl’imperatore contro i cristiani, uno de’ circostanti gentili cominciò subito ad irritare il furore di lui, che nel vero non aveva bisogno di stimoli: e gli parlò così: Giudice sapientissimo, voi siete venuto in assai buon punto, per ricondurre alla religione degli dei immortali coloro, che noi veggiamo in gran numero seguire le follie de’ cristiani, e adorare come Dio un uomo crocifisso dai giudei. Sappiate pertanto, che v’ha qui fra noi un certo giovane, che si chiama Donaziano, il quale si è fatto seguace di questo nuovo, e stravagante errore: a costui primache ad ogni altro si conviene, che voi facciate sentire il vostro potere, e la vostra severità, ove ricusi di ubbidire ai comandamenti degl’imperatori. Conciosiaché egli non solamente ha abbandonato il culto degli dei immortali, ma di più colle sue ingannevoli parole, e raggiri seduce anche degli altri; e ultimamente ha persuaso di farsi cristiano a un suo fratello, e questi già ha lasciata la religione paterna, e più non adora, né riconosce Giove, e Apollo, anzi gli dispregia, e aborre: e questi due fratelli non vogliono ubbidire agl’invittissimi nostri imperatori, i quali con savia e discreta providenza hanno comandato, che gli dei immortali sieno riveriti e venerati da tutto il mondo. Basta, che voi facciate rappresentarvi questi due fratelli, e che gl’interroghiate della loro fede, e per questo solo conoscerete la verità di ciò, che io ha detto.

Al presidente dispiacque, che Donaziano seguisse la fede di Gesù Cristo, e pieno di mal talento contro di lui ordinò, che gli fosse condotto avanti questo santissimo giovane; e cominciò ad interrogarlo con queste parole: Ci è stato riferito, o Donaziano, come cosa pubblica e nota a tutti, che voi non solamente ricusate di adorare Giove ne Apollo, i quali ci hanno data la vita nel nascere, e nel credere ce l’hanno fino ad or conservata; ma di più, che voi infamiate e vituperiate questi dei con ogni maniera d’ingiurie, e di bestemmie; e che predichiate una nuova dottrina vanissima e perniciosa al popolo, e che insegnate, e facciate credere a meno avveduti, che, chiunque adora Gesù Cristo morto in croce, ottiene per li meriti di lui la vita, e la salute eterna; e con questi lusinghieri vaneggiamenti voi inducete molti ad abbracciare la fede cristiana.

Donaziano rispose: Tu hai detto la verità contro tua voglia: io nel vero molto desidero, che tutti gli uomini riconoscano gli errori della idolatria, e gli detestino, e che tutti si riconducano alla fede e alla religione di quell’unico e vero Iddio, cui solo debbono tutti gli uomini credere, e servire.

Il presidente allora disse: O tu metti fine a cotesta perversità, e astienti per l’innanzi dal predicare una dottrina sì stravagante e dannosa; o io metterò fine alla tua vita, e ti farò morire miseramente.

Donaziano rispose: Coteste minaccie tu le fai a me inutilmente, ma ricaderanno in effetto sopra di te; e sarai preso a quel laccio, che pensi d’aver teso a mio danno; e dove io viverò in eterno, tu soffrirai l’eterna morte. Anteponi le tenebre alla luce, e involto colpevolmente nelle tenebre scurissime del gentilesimo, non vuoi vedere la luce della giustizia di Gesù Cristo.

Il prefetto molto si sdegnò, a s’infierì di questa risposta, e comandò, che il santo giovane fosse incatenato, e messo in carcere; acciocché o la violenza, e crudeltà dei tormenti vincesse la sua fede, e la sua costanza: o la sua condanna, e le sue pene spaventassero gli spettatori; e niuno avesse ardire per l’innanzi di confessarsi cristiano.

IV. Quindi il presidente si fece venire avanti alla presenza del popolo il fratello di lui, e cominciò con parole dolci, e con lusinghe ad apprestargli il veleno de’ suoi scelerati consigli; e conoscendo la sua gran virtù e costanza, vedeva, che alla forza, e alle violenze mai non cederebbe; e imaginava, che forse agevolmente la piacevolezza, e le promesse avrebbero qualche forza sopra di lui, e il condurrebbero ad ubbidire agl’imperatori, e a sacrificare agli dei. Fattosi pertanto verso di lui in un aria tutta dolce e amorosa così gli parlò: Io sento, Rogaziano, che voi poco discretamente, e per un trasporto giovanile vi siete lasciato indurre ad abbandonare il culto de’ nostri dei, i quali si sono degnati di darvi tutti i beni della vita, e v’hanno largamente donati i più doviziosi tesori della sapienza. Io arrossirei per voi, e a voi ne verrebbe vergogna, e infamia grandissima, se adesso vi ostinaste nella confessione della fede cristiana, e voleste preferire così la dottrina sciocchissima di questa nuova setta alla vera sapienza degli dei, seguita da voi fino a quest’ora con vostro profitto e gloria. Essendo voi tanto savio, quanto siete, credo, che bene intendiate ciò, che vi si conviene di fare; e che la confessione d’un solo Iddio irrita e trae contro di voi a vostro danno e rovina lo sdegno di tutti gli altri dei. Voi non vi siete contaminato ancora con quella non so quale superstiziosa lavanda, che i cristiani chiamano battesimo; e però, ove non vogliate ostinarvi nel vostro errore, i nostri imperatori, e gli dei vi daranno il perdono della passata inconsiderazione, e vi riammetteranno nella loro grazia; potrete nel palagio degl’imperatori, e nel tempio degli dei godere il dono della vita; e di più ottenere grandi accrescimenti di onori e di dignità.

Rogaziano rispose: Tu operi e pensi in ogni cosa perversamente, e contra ogni ordine e ragione; e secondo la tua vita m’hai proposte le tue ingannevoli promesse disordinatamente; e prima mi promettesti la grazia degl’imperatori, poi quella degli dei. Dunque ancor tu reputi i tuoi dei inferiori agli uomini. E se questo è vero, come potete voi gentili pretendere, che sieno dagli uomini savi adorati per divinità quelle, che voi medesimi giudicate essere inferiori e più vili degli uomini? Se voi che siete uomini, siete d’un rango superiore agli dei, che altro non sono, che sassi e metalli, e lavoro e fattura delle vostre mani; voi coll’adorargli invilite e divenite simili a loro, e vi fate ciechi, e sordi alla verità, e alla ragione, come lo sono i vostri dei: e questi sono insensati per loro natura, e voi il divenite per malizia di volontà. Ecco il frutto, che si raccoglie dall’adorare divinità di sasso, e di metallo, come sono le vostre: si diviene stupido e insensato, come sono quegl’idoli, che s’adorano.

V. Allora il giudice comandò e disse a suoi ministri: Chiudete quest’altro pazzo insieme col maestro delle sue pazzie; acciocché nel dì di domani per publica sentenza sia punita e vindicata colla morte dell’uno, e dell’altro l’ingiuria fatta da loro agli dei, e agl’imperatori.

Nantes, edicola votiva, i due martiri mentre si scambiano l’abbraccio di pace nel segno della Trinità

Furono chiusi in un vile luogo pieno di tenebre foltissime questi due lumi della fede cristiana; e moltopiù fu illustrato quel carcere dallo splendore della loro gloria, che essi non furono afflitti dai tormenti, che in quel carcere patirono. Il beato Rogaziano si rammaricava e doleva d’essere stato soprapreso dalla persecuzione, prima d’aver ricevuta la grazia del battesimo; e desiderò, che almeno Donaziano suo fratello prima di morire gli desse il bacio di pace; e molto si confidava delle orazioni di lui, e che per queste il Signore gli concederebbe forza e costanza per consumare il martirio, e gli darebbe così il Signore la sua grazia, se non col battesimo dell’acqua, almeno con quello del proprio sangue. Il beato Donaziano avendo intesi questi desideri di Rogaziano suo fratello, cominciò a fare orazione per lui al Signore con queste parole: Signor Gesù Cristo, dinanzi al quale vagliono i veraci e sinceri desiderj, quanto i fatti; e ove i buoni proponimenti ci sono da altri impediti, e non possiamo per questo mettergli in effetto, noi crediamo, che per piacere a voi basti l’avergli voluti; perché l’eleggere il bene è colla vostra grazia in mano nostra, ma non così il farlo coll’opera. Dunque, o Signore, riguardate al vostro servo Rogaziano; fate, che abbia per lui la virtù, e il merito del battesimo la sua fede sincera, e quel verace desiderio, che ha d’essere battezzato; e se avverrà, che Rogaziano, persistendo il giudice nella sua deliberazione, ferito domani colla spada muoja per la confessione costante del vostro santo Nome; il sangue suo sparso da lui per onor vostro sia all’anima sua il sacramento, e l’unzione della vostra grazia. Finita questa orazione fatta a Dio colle voci della bocca, ma moltopiù con quelle del cuore, passarono la notte in sante vigilie, e aspettavano bramosamente la luce del nuovo giorno, in cui speravano e le ferite e la morte dai carnefici, e i premj eterni dal loro amato Signore.

VI. Venuto il nuovo giorno, si assise solennemente il giudice nel suo tribunale, e comandò, che alla presenza di tutto il popolo gli fossero condotti innanzi i due confessori di Gesù Cristo. furono tosto eseguiti gli ordini del presidente, e si videro uscire da quel funesto e lugubre carcere quei due fratelli, che erano il contento e l’allegrezza del cielo, e parevano come due frutti gentili e eletti della Chiesa di Gesù Cristo nati da un terreno incolto e selvaggio, o come una corona di scelti fiori e vaghissimi germogliati e fioriti infra i roveti e le spine. Erano legati e oppressi nel corpo dalle catene, ma liberi e spediti della mente, e del cuore; e i patimenti sostenuti per Gesù Cristo gli avevano renduti vieppiù forti e magnanimi.

Venuti dinanzi al tribunale, il presidente parlò loro così: Vi parlo fin da principio con tutta la maestà e indignazione, che si conviene al mio carattere. Io sono ministro, né debbo con n9iun atto invilire la forza delle pubbliche leggi degl’imperatori. Voi o per ignoranza seguir non volete la religione degli dei; o sapendo e conoscendo gli dei, che è peggior cosa, e più abominevole, per ostinazione, e malizia di volontà, non volete rispettargli, e gli schernite. Sarebbe in me un indebolire, e un far poco conto della severità delle publiche leggi, se vi mostrassi nelle mie parole qualche piacevolezza e umanità.

Cattedrale di Nantes, martirio dei santi Donaziano e Rogaziano opera di Théophile Vauchelet ,1839

Allora i due fratelli risposero unitamente, e ad alta voce al giudice, e gli dissero:  Tu ben sai e conosci la superstizione degli dei; e cotesto tuo sapere è peggiore, e più vergognoso di ogni qualunque grandissima ignoranza. Col riconoscere dei ridicoli di sasso, di legno, e di metallo, voi gentili vi fate simili a coteste sognate divinità. Noi adoriamo Gesù Cristo, e siamo pronti e desiderosi di patire per amor suo qualunque più crudele supplizio sappia inventare la crudeltà de’ nostri persecutori. Noi non riceviamo niun danno o pregiudizio nel dare le nostre vite per amore di Quegli, che ce le donò, e tiene per noi preparata una vita eterna ricca e beatissima per sempre di tutti i beni.

Allora il presidente vieppiù irritato, e indispettito di queste risposte comandò, che fossero sospesi all’eculeo i due martiri: e comeche disperasse di potere con ciò vincere la loro costanza, e ritrargli dal loro proponimento, volle almeno sodisfare la sua fierezza e crudeltà; e giacché non poteva offendere le anime loro, volle sfogarsi sopra de’ loro corpi, stirandogli e rompendogli e tormentandogli in tutte le membra; e di più comandò a carnefici, che, ove gli avessero straziati alla peggio nell’eculeo, troncassero loro il capo. Ubbidì a questi barbari comandi la furiosa pazzia de’ ministri, e per compiacere la crudeltà dell’empio giudice, o per dir meglio e più veramente, per accrescere splendore e merito al martirio di questi servi beatissimi del Signore, prima il carnefice passò loro con una lancia il collo, e poi recise loro le teste.

Così pervennero insieme alla gloria di Gesù Cristo questi due fratelli; e il beato Donaziano guadagnò alla fede cristiana il suo fratello Rogaziano; e Rogaziano convertito a Gesù Cristo si meritò il martirio insieme con Donaziano, maestro della sua fede. Fu Donaziano il principio della salute di Rogaziano, e Rogaziano, morendo martire insieme con Donaziano, con quest’atto magnanimo e perfettissimo di carità e rese più bello e più glorioso il trionfo del suo fratello e maestro, e ricevé per se stesso l’eterna mercede e guiderdone della sua fede, e della sua carità verso di Gesù Cristo: e l’uno e l’altro di questi due fratelli animati da una medesima fede, confortati dalla medesima speranza, e ajutati e sostenuti dalla moltiplice e onnipotente grazia del Signor nostro Gesù Cristo dispregiarono generosi i tormenti, riceverono le ferite, vinsero la morte, e trionfanti entrarono insieme a ricevere la corona della vita, e della beatitudine eterna nel regno celeste d’Iddio; cui sia gloria e onore ne’ secoli de’ secoli. Amen.      

Da: ATTI SINCERI De primi martiri della chiesa Cattolica. Raccolti dal P. RUINART e tradotti nella lingua Italiana con prenotazioni e note da F. M. LUCHINI. Tomo III, ROMA MDCCLXXVIII, 5-14.

 

 

Nantes, Basilica dei santi Donaziano e Rogaziano, il sarcofago che custodisce le reliquie dei martiri

 

 

Immagini da:
http://www.livet-histoire.fr/IMG/jpg/Saint-Donatien_Saint_Rogatien.jpg
http://his.nicolas.free.fr/Monuments/Zoom.php?mnemo=NantesDonatienRogatien1
http://nantescathedrale.free.fr/images/tableaux/donatien_rogatien.jpg
http://www.linternaute.com/nantes/magazine/photo/saint-donatien-la-basilique-des-enfants-nantais/le-sarcophage.shtml
 

 

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