San Hermogen, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, taumaturgo (1606-1612)

martire per mano dei cattolici-romani dieci giorni prima della liberazione di Mosca dall’oppressione crudele dei Polacchi (1612).

 

 

 

Commemorato il 17 febbraio (giorno del martirio)

ed il 12 maggio (giorno della glorificazione)

 

Lo ieromartire  Hermogen, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, era nato a Kazan intorno al 1530), e discendeva dai cosacchi del Don. Secondo la testimonianza dello stesso Patriarca, egli aveva servito come sacerdote a Kazan in una chiesa dedicata a san Nicola, nei pressi del bazar di Kazan. Ben presto divenne monaco, e dal 1582 fu archimandrita del monastero della Trasfigurazione del Salvatore a Kazan. Il 13 maggio 1589 fu consacrato vescovo e divenne il primo metropolita di Kazan.

San Hermogen di fronte l’icona della Kazanskaja

Mentre era sacerdote a san Nicola, nel 1579 venne trovata a Kazan la miracolosa Icona della Madre di Dio Kazanskaja (8 luglio). Con la benedizione dell’arcivescovo Jeremia di Kazan, fece  portare l’icona neo-manifestata dal luogo della sua scoperta alla Chiesa di san Nicola. Avendo notevole talento letterario, il santo nel 1594 scrisse un resoconto che descrive la comparsa dell’icona miracolosa e i miracoli compiuti attraverso di essa. Nel 1591 il santo raccolse alcuni neofiti Tartari nella chiesa cattedrale e per diversi giorni li istruì nella fede.

Le reliquie di san German, secondo arcivescovo di Kazan, morto a Mosca il 6 novembre 1567, durante una pestilenza, vennero traslate nella Chiesa di san Nicola nel 1592. Con la benedizione del patriarca Job (1589-1605), san Hermogen trasferì di nuovo le reliquie a Sviyazhsk nel monastero della Dormizione.

Il 9 gennaio 1592 san Hermogen inviò una lettera al Patriarca Job, in cui chiedeva il permesso di commemorare nella sua sede di Kazan quei soldati ortodossi che avevano dato la vita per la fede e la nazione in una battaglia contro i Tartari. In passato, era consuetudine inserire nei dittici i nomi di tutti i soldati ortodossi che erano caduti in battaglia, e commemorarli.

Allo stesso tempo, menzionò tre martiri che avevano sofferto a Kazan per la loro fede in Cristo, uno dei quali era un russo di nome John (24 gennaio), nato a Nizhny Novgorod e catturato dai Tartari. Gli altri due, Stefano e Pietro (24 marzo), erano Tartari neo-convertiti.

Il santo espresse rammarico poiché questi martiri non erano stati inseriti nei dittici da leggere la Domenica dell’Ortodossia, e che non veniva cantato per loro “eterna memoria”. In risposta a san Hermogen, il 25 febbraio il Patriarca emise un decreto, che diceva: “di celebrare a Kazan ed in tutta la metropolia un panikhida per tutti i soldati ortodossi uccisi a Kazan e dintorni, il sabato successivo alla Festa della protezione della Santissima Theotokos (1 ottobre), e che venissero iscritti nel grande Synodikon letto nella Domenica dell’Ortodossia”, e ordinò anche che i tre martiri di Kazan venissero inscritti nel Synodikon, lasciando a san Hermogen la decisione di fissare il giorno della loro memoria. San Hermogen diffuse il decreto Patriarcale in tutta la sua diocesi, e comunicò a tutte le chiese ed ai monasteri di celebrare liturgie, Panikhida e Litie per i tre martiri di Kazan il 24 gennaio.

San Hermogen era zelante nella fede e fermo nell’osservanza delle tradizioni della Chiesa, e si dedicò all’illuminazione dei Tatari di Kazan, con la fede di Cristo.

Nel 1595, con l’attiva partecipazione di san Hermogen, le reliquie dei santi taumaturghi di Kazan san Guria, primo arcivescovo di Kazan, e san Barsanufio vescovo di Tver vennero ritrovate e scoperte. Lo zar Theodoro Ioannovich (1584-1598) ordinò di erigere al monastero della Trasfigurazione del Salvatore a Kazan una nuova chiesa in pietra sul sito della prima, dove i santi erano stati sepolti.

Quando furono scoperte le tombe dei santi, san Hermogen vi si recò insieme al clero. Comandò che le tombe venissero aperte e, quando vide le reliquie incorrotte e l’abbigliamento dei santi, notificò la cosa al Patriarca e allo zar. Con la benedizione del Patriarca Job e per ordine dello zar, le reliquie del neo-rivelati taumaturghi vennero collocate nella nuova chiesa. San Hermogen stesso scrisse la vita dei gerarchi Guria e Barsanufio.

Essendo stato trovato degno del trono patriarcale, il metropolita Hermogen fu eletto alla Sede Primaziale, ed il 3 luglio 1606 fu intronizzato come patriarca dall’assemblea dei santi vescovi nella cattedrale della Dormizione di Mosca. Il Metropolita Isidoro consegnò al Patriarca il bastone del santo gerarca Pietro di Mosca il Taumaturgo, e lo zar diede in dono al nuovo Patriarca una panagia, abbellita da pietre preziose, un klobuk bianco ed il bastone. Secondo l’uso antico, il patriarca Hermogen fece il suo ingresso sul dorso di un asino.

L’attività del patriarca Hermogen coincise con un periodo difficile per lo stato russo a motivo della comparsa del falso zarevic Demetrio[1] e della politica del re polacco Sigismondo III. Tuttavia il primo gerarca mise tutte le sue forze al servizio della Chiesa e della nazione.

Il patriarca Hermogen non fu eroico solo in questo: i suoi compatrioti seguirono il suo sacrificio ed il suo esempio e lo assistettero. Con speciale ispirazione Sua Santità il patriarca si levò contro i traditori e i nemici della nazione, che volevano diffondere l’uniatismo ed il cattolicesimo occidentale in tutta la Russia per eliminare l’Ortodossia, e sottomettere il popolo russo.

Quando l’impostore giunse a Mosca e si insediò a Tushino[2], il patriarca Hermogen inviò due lettere ai traditori Russi. In una di esse scriveva: “...avete dimenticato i giuramenti della nostra Fede Ortodossa, in cui siamo nati, siamo stati battezzati, siamo stati nutriti e cresciuti. Voi avete violato il giuramento ed il bacio della Croce di resistere fino alla morte per la casa della Santissima Theotokos e per il regno di Mosca, ma siete decaduti per il vostro falso Zarevič... la mia anima è addolorata, il mio cuore è disgustato, tutto dentro di me agonizza, e tutte le mie ossa rabbrividiscono, piango e con gemiti mi lamento: Abbiate pietà, abbiate pietà, fratelli e figli, per voi stessi e i vostri genitori defunti e viventi... Considerate, come la nostra nazione è stata devastata e saccheggiata da parte di stranieri, che oltraggiano le icone dei santi e le chiese, e come è stato versato sangue innocente, che grida a Dio. Riflettete! Contro chi avete preso in mano le armi: non è contro Dio, che vi ha creati? Non è contro i vostri fratelli? Non devastate il vostro paese? ... Vi scongiuro, in nome di Dio, abbandonate la vostra impresa, c’è ancora tempo, in modo che non periate alla fine”. Nel secondo documento il santo invoca: “Per l’amor di Dio, venite a giudizio e tornate indietro, allietate i vostri genitori, le vostre mogli e i figli, e ci leveremo a pregare Dio per voi...”.

Presto il giusto giudizio di Dio si abbatté sul “Brigante di Tushino”: fu ucciso dai suoi più stretti collaboratori l’11 dicembre 1610. Ma Mosca continuò a rimanere in pericolo, dal momento che i Polacchi e i traditori, fedeli a Sigismondo III erano rimasti nella città. I documenti inviati dal patriarca Hermogen a tutte le città ed ai villaggi, esortavano la nazione russa perché si liberasse Mosca dai nemici e si scegliesse un legittimo zar Russo.

I Moscoviti si sollevarono in rivolta, e i Polacchi bruciarono la città, chiudendosi al Cremlino. Insieme con i traditori Russi sequestrarono con la forza il patriarca Hermogen dal trono patriarcale e lo imprigionarono nel monastero di Čudov[3].

Il Lunedì luminoso del 1611, la milizia russa approssimatasi a Mosca cominciò l’assedio del Cremlino, che durò per diversi mesi. Assediati all’interno del Cremlino, i Polacchi inviarono spesso messaggeri al Patriarca con la richiesta che ordinasse alla milizia russa di lasciare la città, minacciandolo di morte nel caso si fosse rifiutato.

Il santo con fermezza rispose: “Quali sono i rischi per me? Temo solo Dio. Se tutti i nostri nemici lasceranno Mosca, io benedico la milizia russa perché si ritiri da Mosca, ma se restano qui, benedico tutti per levarsi contro di voi e morire per la Fede Ortodossa”.

Mentre era ancora in carcere, lo ieromartire Hermogen inviò un’ultima lettera al popolo Russo, con la benedizione all’esercito di liberazione perché combattesse contro gli invasori. I comandanti Russi non riuscirono a giungere ad un accordo sul modo di prendere il Cremlino e liberare il Patriarca. Egli languì più di nove mesi in una terribile cella, e il 17 febbraio 1612 morì di inedia compiendo il suo martirio.

La liberazione della Russia, per la quale san Hermogen si era levato con tale indistruttibile valore, fu realizzata con successo. Il corpo dello ieromartire Hermogen fu sepolto nel monastero di Čudov, ma nel 1654 i resti furono traslati nella cattedrale della Dormizione a Mosca. La glorificazione del patriarca Hermogen come santo ebbe luogo il 12 maggio 1913.

 

 

La memoria del patriarca Hermogen come santo martire è stata tramandata di generazione in generazione, per tre secoli, e sempre più persone lo consideravano come un intercessore e supplice per la terra russa davanti al Trono dell’Onnipotente.

Durante gli anni terribili delle difficoltà nazionali, la nazione si è volta alla memoria dell’eroico patriarca. Il popolo Russo si è recato alla sua tomba, con le proprie tribolazioni personali, malattie e infermità, per chiedere riverentemente l’aiuto di san Hermogen, e il Misericordioso Signore ha premiato la sua fede.

I credenti da tutte le estremità della Russia iniziarono a venire a Mosca per la glorificazione dello ieromartire Hermogen 300 anni dopo la sua morte. I pellegrini si affrettarono a venerare le reliquie del santo patriarca, nella cattedrale della Dormizione al Cremlino, dove i panikhidas venivano celebrati quasi senza interruzione.

Alla vigilia della glorificazione si svolse una processione con l’icona di san Hermogen, e dietro di essa la copertura sepolcrale, su cui il santo è raffigurato per intero in mantiya e reggente il bastone. Accanto all’icona del patriarca portarono l’icona di san Dionigi di Radonez, suo compagno di lotta nella spirituale e patriottica impresa per la liberazione della terra russa dagli usurpatori polacco-lituani.

Sul campanile di Ivan il Grande fu appeso uno striscione enorme: “Rallegrati, ieromartire Hermogen, grande intercessore della terra russa”. E centinaia di migliaia di candele accese nelle mani dei credenti. Alla fine della processione, si cominciò a cantare il canone pasquale ed un canone per san Hermogen, presso il santuario, dove le reliquie del patriarca riposano.

La Veglia ebbe luogo per tutta la notte sotto il cielo aperto in tutte le piazze del Cremlino. In questa notte si verificarono una serie di guarigioni per le preghiere di san Hermogen. Ad esempio, una persona malata giunta alla Cattedrale della Dormizione con le stampelle, fu guarita mentre si avvicinava al Santuario con le reliquie del santo. Un altro malato guarì, dopo aver sofferto di una terribile malattia invalidante, fu portato su una barella fino al reliquiario dello ieromartire Hermogen, dove fu completamente guarito. Queste ed altre guarigioni simili, sono testimoniate da una moltitudine di fedeli, e sono state prove notevoli della santità del nuovo taumaturgo russo.

Nella Domenica del 12 maggio, fu celebrata la Divina Liturgia nella Cattedrale della Dormizione. Presiedette la celebrazione della solenne glorificazione del nuovo santo Sua Beatitudine Gregorio, Patriarca di Antiochia. Al termine della Liturgia in tutte le chiese di Mosca, furono celebrati Molieben a san Hermogen e fu fatta una processione al Cremlino di Mosca, a cui presero parte più di venti gerarchi, che accompagnarono il corteo cantando “O Santo Padre Gerarca Hermogen, prega Dio per noi”. Da questo giorno è iniziata la venerazione liturgica di san Hermogen. Così, il desiderio del fedele popolo russo è stato rispettato, per le sue preghiere la Chiesa Ortodossa Russa ha ricevuto un celeste Patrono.

Il Santo Sinodo della Chiesa Russa ha stabilito la commemorazione dello ieromartire Hermogen, patriarca di Mosca e di tutte le Russie al 17 febbraio, giorno della sua dormizione, e al 12 maggio, giorno della sua glorificazione.

Sinassi dei Santi Patriarchi di Mosca (5 ottobre)

È grande l’importanza nazionale di san Hermogen, un combattente instancabile per la purezza dell’Ortodossia e l’unità della terra russa. La sua attività ecclesiale e civile, per molti secoli è stata un esempio eccellente della sua fede ardente e del suo amore per il popolo Russo.

L’attività ecclesiale dell’arcipastore è stata caratterizzata da una considerazione attenta e rigorosa per le ufficiature della chiesa. Sotto di lui sono stati pubblicati un Evangelo, un Menaion di settembre (1607), ottobre (1609), novembre (1610), e per i primi dodici giorni di dicembre. La “Grande Principale Regola” è stata stampata nel 1610. San Hermogen non si limitò a dare la sua benedizione per questo libro, ma supervisionò con attenzione l’esattezza del testo. Con la benedizione di san Hermogen anche l’ufficiatura per la festa del santo apostolo Andrea il Primo-Chiamato fu tradotta dal greco in lingua russa, e la sua festa cominciò ad essere celebrata nella cattedrale della Dormizione.

Sotto la supervisione dell’arcipastore, furono fatte nuove matrici per la stampa dei libri delle ufficiature, e fu costruita una nuova tipografia, che rimase danneggiata durante l’incendio del 1611, quando Mosca fu bruciata dai Polacchi. Preoccupato per l’ordine dei servizi divini, san Hermogen scrisse una “Lettera a tutto il popolo, specialmente ai sacerdoti e diaconi, per il miglioramento dei canti ecclesiastici”. La “Lettera” richiamava il clero riguardo la celebrazione delle ufficiature ecclesiastiche, svolte non secondo il Typikon, e con inutile chiacchierare, e i laici per il loro atteggiamento irriverente verso i servizi divini.

L’attività letteraria del primo gerarca della Chiesa Russa è ampiamente nota. Scrisse “Il racconto sull’icona della Madre di Dio di Kazan e l’ufficiatura a questa icona” (1594); “Una lettera al Patriarca Job, contenente il racconto sui Martiri di Kazan” (1591), una raccolta di articoli in cui vengono esaminate questioni sui servizi divini (1598), ci sono poi documenti patriottici ed appelli diretti alla nazione russa (1606-1613), e altre opere.

I suoi contemporanei parlano del patriarca Hermogen come un uomo di eccezionale intelletto ed erudizione, “un grande Maestro della ragione e del pensiero”, “molto notevole”, “molto colto in sapienza e raffinato per la cultura”, “mai si riferiva a se stesso quando parlava di letteratura divina, e tutti i libri sull’antica Legge e la Nuova della Grazia, e sul seguire le varie e diverse norme della Chiesa e dei principi del diritto”. San Hermogen trascorse molto tempo nelle biblioteche dei monasteri, in particolare nella biblioteca del monastero di Čudov a Mosca, dove copiò preziosi resoconti storici da antichi manoscritti.

Nel XVII secolo, denominarono le Cronache di sua santità il patriarca Hermogen la “Cronaca della Resurrezione”. Nella raccolta delle opere del santo e dei suoi documenti arcipastorali ci sono molte citazioni della Sacra Scrittura, ed esempi tratti dalla storia, che testimoniano la sua profonda conoscenza della Parola di Dio e la sua familiarità con la letteratura ecclesiastica del suo tempo.

Il patriarca Hermogen ha incorporato le sue ricerche nella predicazione e nell’insegnamento. I contemporanei del santo parlano dell’Arcipastore come “un uomo di rispetto”, “di purezza di vita”, “un vero pastore del gregge di Cristo”, e “un sincero sostenitore della fede cristiana”.

Queste qualità di san Hermogen erano abbastanza e particolarmente evidenti durante il Periodo dei Torbidi, quando la terra russa fu travolta dal caos interno, e aggravata dagli intrighi polacco-lituani. Durante questo periodo buio, il primo gerarca della Chiesa Russa protesse generosamente il Regno Russo, con la parola e con l’opera di difesa della fede ortodossa dalla latinizzzione, e anche l’unità nazionale, da nemici interni ed esterni. Nel salvare la sua terra natale, san Hermogen ha vinto la corona del martirio, diventando un intercessore celeste per la Russia davanti al trono della Santissima Trinità.

da: http://www.oca.org/FSlives.asp

Traduzione di D. N. © Tradizione Cristiana

 

Immagini da: http://www.rusicon.ru

[1] La figura del Falso Dimitri II, appare durante la seconda fase del "Periodo dei Torbidi", nei primi anni del 1600. Come un suo predecessore antecedente di pochi anni, questi si dichiara figlio del defunto zar Ivan il terribile, ma a differenza del primo falso Dimitri, quest'ultimo è ben consapevole della propria impostura. Concepito un figlio con Marina Mniszech, figlia di un nobile polacco e già moglie del primo falso Dimitri, si pone in netto antagonismo con l'allora sovrano Basilio IV, politicamente sostenuto dai boiari. Insediatosi a Tushino, città prossima a Mosca, instaura un governo parallelo a quello ufficiale. Negli anni 1609 e 1610 cadono entrambi, e si instaura una fase di interregno, di tre anni, della duma dei boiari, con alterne vicende di politica estera fino alla proclamazione di Michele Romanov come zar di Russia. (Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Falso_Dimitri_II_di_Russia).

[2] Tušino, era un villaggio a Nord di Mosca che è divenuto parte della città a partire dal 1960. Durante il Periodo dei Torbidi, il Falso Dimitri II e i suoi sostenitori si stabilirono a Tušino fra il 1608 e il 1610. L'accampamento di Tušino era una replica della corte moscovita. Infatti aveva i suoi prikaz (uffici istituzionali) e addirittura il suo Patriarca. Da qui il Falso Dimitry II teneva il Cremlino di Mosca sotto assedio. Nel dicembre 1609, il "ladro di Tušino" (soprannome con cui veniva indicato il falso Dimitri II) e sua moglie, Marina Mniszech fuggirono da Tušino verso Kaluga dopo aver perso l'appoggio polacco. Nel 1610 l'armata mista composta da russi e svedesi al comando di Mikhail Skopin-Shuisky e Jacob de La Gardie, mise in fuga da Tušino i sostenitori del Falso Dimitri II. (Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Tu%C5%A1ino).

[3] Il monastero di Čudov (o monastero dell’Arcangelo Michele) si trovava a Mosca, all’interno del Cremlino.

 

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