Sebbene la Passio ss. Anatoliae et Audacis et s. Victoriae, risalente al VI secolo, sia ritenuta di scarso valore storico, tuttavia il culto della martire Anatolia è antichissimo in Sabina, unitamente a quello per la martire Vittoria; in seguito alle molteplici traslazioni delle loro reliquie, tale culto si è col tempo esteso, tanto che troviamo entrambe le martiri raffigurate nel mosaico delle Sante vergini dell’arco trionfale della basilica di Sant’Apollinare Nuovo, a Ravenna.

Anatolia e Vittoria, fanciulle romane di nobile famiglia, erano state educate dai genitori alla fede cristiana. Chieste in moglie da due giovani amici, Eugenio e Aurelio Tito, rifiutarono il matrimonio con loro perché pagani e, donati i loro averi ai poveri, fecero voto di mantenere intatta la loro verginità. I due aspiranti sposi allora, con il consenso dell’Imperatore Decio, ottennero la potestà delle ragazze e le fecero relegare in alcune loro tenute in campagna: Vittoria venne portata a Trebula Mutuesca, oggi corrispondente a Monteleone Sabino, e Anatolia a Tora, attuale Santa Anatolia (RI): Vittoria venne fatta morire poco dopo, mentre Anatolia, dopo varie vicende, compì il martirio insieme al suo carceriere, Marso Audace, da lei convertito a Cristo. La santa, secondo le cronache di Gregorio Magno subì il Martirio nel 249 d.C.

Le reliquie dei santi martiri Anatolia ed Audace si trovano a Subiaco nell’altare della basilica di Santa Scolastica, il capo della santa è custodito in un reliquiario. Un frammento di scapola è venerato a Sant’Anatolia di Borgorose, l’antica Tora, ove fu martirizzata. Un braccio della santa viene invece venerato a Esanatoglia[1].

La santa martire Anatolia, unitamente ad Audace il soldato, viene commemorata il 9 e il 10 luglio.

 

MARTIRO DI S. ANATOLIA

havuto (dice il Surio) da antichi libri scritti a mano conforme agl’antichissimi Martirologij.

E la sua festa, secondo il Martirologio (nel quale sommariamente si dice questa historia) alli nove di Luglio.

 

Affresco quattrocentesco della martire Anatolia nel Santuario di Sant’Anatolia di Borgorose

 

Macerandosi santa Anatolia con digiuni, & orazioni, dì e notte attendendo alle Sacre Scritture; e di maniera esultando nel suo esilio, che le pareva godere, come se fosse nelle feste di Pasqua: avvenne, che il figliuolo di Diodoro, il quale era Consolare della Provincia, chiamato Aniano, vessato dal diavolo, cominciò a gridare: Madonna Anatolia, tu m’incendi.

Fra tanto mandandolo Diodoro, huomo pagano, per i boschetti, e Tempij, pervenuto ad uno di essi boschetti, vicino a santa Anatolia: giunto quivi si ruppono le catene, con le quali era legato. Perché gittatosi a i piedi di essa Santa, che orava, disse: Tu se’ quella, che con le fiamme delle tue orazioni mi abbruci.

Allora santa Anatolia soffiò verso lui dicendo: Esci diavolo da questo huomo: & egli subito uscì da lui.

E così essendo andato sano dove era nel Magistrato esso suo padre il quale sapeva, che era stato curato da Anatolia, andò a lei insieme con la moglie, e figliuoli, & adorandola le offerse quantità infinita di pecunia. Ma Anatolia non volendo alcuna cosa accettare, disse: Va e dispensate a’ poveri Christiani, e bisognosi: e tu insieme con tutti i tuoi, credi in Christo, e sarai liberato.

 

S. Anatolia libera il giovane Aniano dal demonio,
affresco nella chiesa di s. Anatolia, Gerano (RM)

 

Dopo essendosi sparta la fama della santità di Anatolia per tutta la Provincia di Piceno, erano a lei portati di tutte le sorti infermi, della cui salute erano i medici disperati, e massimamente indemoniati, e lunatici; e tutti erano sanati: credendo in Christo. La qual cosa non piacendo ai Pontefici de’ Templi, feciono queste cose d’Anatolia sapere a Decio Imperatore; il quale non mancò di mandar subito chi l’uccidesse caso, che ella non volesse sacrificare. Venendo per tanto a lei Faustiniano, comandò che ella fosse condotta alla Città Thuriense, e quivi messa nel secretario suo, fosse co diverse sorti di piaghe vessata: & appresso sospesa in su l’Eculeo, co le lampade abronzata.

Fra tanto egli domandole se ella voleva accendere, & offerire gl’incensi agli Dij, & andarsene libera dove più le piacesse, così rispose la vergine: Misero, & infelice: & io dico a te, che se tu non ti parti dalla cultura de’ Demonij, insieme con essi sarai nel perpetuo incendio cruciato.

Chiamò dunque Faustiniano a se Marso, e gli disse: Io comanderò, che costei sia rinchiusa in una camera, però tu metterai in quella serpenti, che se la mangiano; & io ti prometto, che da me riceverai molte cose, e sarai in fra i miei amici annoverato.

Rispose Marso, cognominato Audace: Tu dì: molti serpenti, & io ti dico, che ve ne metterò un solo, il quale subito l’ucciderà.

Essendo dunque Anatolia stata in una piccola stanzetta rinchiusa; & in quella havendo messo Marso un serpente, tutta la notte attendendo la santa vergine a dire Salmi & orazioni, fece quello acerrimo serpente divenire mansueto. E che più? Venuta la matina, e Marso, invocando Mercurio e Minerva, entrato nella stanza, il serpente subito se ne volò alla volta sua, a se gl’avvolse intorno al collo, per mangiarlosi. Ma santa Anatolia con la sua mano prese il serpente, e nel nome del Signor Giesù Christo gli comandò, che se n’andasse al luogo suo; il che egli fece subitamente con molta mansuetudine. La qual cosa havendo Audace Marso, adorò la vergine, dicendo Christo è vero Dio.

 

S. Anatolia salva Audace dal serpente,
affresco nella chiesa di s. Anatolia, Gerano (RM)

 

Ma subito, che Faustiniano seppe, che Marso confessava Christo, fattolo a se chiamare, gli disse: Se colei con le sue arti Magiche ha discacciato il serpente, dovevi tu per questo in contumelia de gli Dij, credere CHRISTO sia Dio?

Disse Audace: Et io torno a dire, che credo, CHRISTO esser il vero Dio, il quale ella invocando, il serpente atrocissimo con le sue proprie mani mi spiccò dal collo.

Disse Faustiniano: O te misero: Tu hai di molto oro, & argento, hai copiosa famiglia, hai moglie, e figliuoli: e tutte queste cose dispregiando, non temi di morire?

Rispose Audace: Io so, & ho veduto quanta sia la virtù, e potenza del nome di GIESU CHRISTO: e perciò non temo punto di morire. Non vedi tu qual fiera ha da me discacciata l’invocazione del nome suo?

Disse Faustiniano: si farà relazione di te, e sarà tale, che riceverai ancor tu sopra di te la medesima sentenza, che gl’altri Christiani.

Fu adunque Audace messo in carcere infino a che la relazione, & informazione del tutto andasse, e ne venisse la risposta: e fra tanto, adoperandosi in ciò santa Anatolia, entrando egli nella Christiana Religione hebbe di quella il principio (cioè il Battesimo) e poco appresso per lo nome di CHRISTO, fu decapitato.

 

Basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna,
Anatolia e Vittoria nella Processione delle sante vergini e martiri

 

E santa Anatolia, stando con le mani distese in orazione, fu di maniera con un coltello strappata, che dal destro lato penetrò infino al sinistro: e con questo fine la ricevé CHRISTO trionfante; e la sacratissima vergine, e martire a se consacrò. E ciò seguito, presero i citadini Thuriensi il corpo di essa santa Vergine; e nel luogo, che fu loro rivelato, il sepellirono; dove si benedice Dio ex eo, & nunc, & in saecula saeculorum. Amen.

Fu percossa la sacratissima vergine Anatolia e fatta martire alli nove di Luglio, e morì il dì di seguente. E quanto al corpo d’Audace, lo prese la moglie, & i figliuoli, & entrati in nave se lo portarono con tutte le cose loro: & insieme con esse tutte le cose di essa beata Anatolia vergine, che in questo libretto sono state scritte: & il fine d’Audace martire. Amen.

Da: Delle vite delle donne illustri per santità, raccolte dal p. abate Don Silvano Razzi Camaldolense, IV volume; Firenze, M.D.XCIX, 35b-36b.

 

Immagini da: http://santanatolia.it/

 

[1] Cfr.: http://it.wikipedia.org/wiki/Anatolia_martire

 

Pagina iniziale