L’ideologia del capitalismo
del metropolita Hierotheos Vlachos
Tradotto per © Tradizione Cristiana da E. M. agosto 2011
Questo articolo del metropolita Hierotheos Vlachos di Nafpaktos (Lepanto) e San Vlassios, è stato pubblicato dal quotidiano ΤΟ ΒΗΜΑ (19/10/2008); per una trattazione più dettagliata di questo argomento, si rimanda al libro dello stesso autore dal titolo Capitalism as the Offspring of Western Metaphysics.
Al giorno d’oggi nell’umanità prevalgono due distinti modi di vivere, che sono stati rispettivamente trasformati in due ideologie; cioè, l’individualismo Occidentale ed il collettivismo Orientale. Nell’individualismo Occidentale, caratterizzato dal liberalismo, prevale una libertà sfrenata dell’individuo, insieme con la concorrenza che è un fattore negativo per la società in generale. Nel collettivismo Orientale prevale il predominio dello stato, che mina la libertà delle persone. In entrambi i casi, l’uomo è trascurato come persona, così come la società umana non è considerata come una società di esseri umani.
Questi due sistemi di vita e modelli ideologici sono entrambi resi manifesti nella realtà sociale. Il Liberalismo prevale in Occidente e il suo “quartier generale” sono gli Stati Uniti d’America – la “Mecca” della globalizzazione, mentre il Collettivismo è apparso nei paesi dell’ex Unione Sovietica, ma in generale anche nei paesi dell’Estremo Oriente.
In entrambi i casi il capitale ha un posto di rilievo, eccetto che viene differenziato in chi lo possiede e chi lo gestisce. Nel Liberalismo, il capitale finisce tra i pochi e si muove, per lo più sfrenato, lungo il principio del mercato di auto-regolazione. Nel collettivismo-comunismo, il capitale è controllato dallo Stato. In entrambi i casi la persona media è vittima, stando la differenza che è vittima o dell’oligarchia di una manciata di ricchi magnati o di uno Stato insaziabile. Il capitalismo ha quindi un solo volto insensibile da mostrare.
Il punto di vista che è stato espresso è che il capitalismo è la creazione dell’individualismo Occidentale e soprattutto dell’etica Protestante, come indicato da Max Weber, e che aspira all’accumulo di ricchezza da parte di pochi, mentre il marxismo, che ha avuto origine dalle idee di Marx, è solo una reazione al capitalismo e si occupa di tutta la società. In fondo però, entrambi i sistemi sono la progenie della stessa metafisica Occidentale – dato che Marx era un Ebreo tedesco cresciuto in Occidente[1] – per quanto le sue teorie, che sono nate nella “sfera” Occidentale, sono state trasfuse in Oriente, perché era il luogo dove esisteva la pratica del Cristianesimo Ortodosso, con i suoi principi di proprietà comune e di uso comune e poteva quindi essere implementato.
Ai nostri giorni, siamo diventati testimoni del crollo di entrambi i sistemi, ma anche delle loro ideologie. Nel periodo tra il 1989 e il 1991, il collettivismo-comunismo è crollato nei paesi dell’ex Unione Sovietica dove il potere dello Stato dominava sulla vita sociale ed economica delle persone, mentre ai nostri giorni, stiamo assistendo al crollo del liberalismo con la sua mentalità del “libero mercato” e di mercato “auto-regolamentato”, che funziona a scapito della società nel suo complesso. Naturalmente occorre ricordare che il fallimento del comunismo non può essere considerato come una rivendicazione del capitalismo, così come il crollo del capitalismo non può essere attribuito al comunismo. È il fallimento dell’ideologia del capitale, che è totalmente irrispettosa della povertà della gente.
In ogni caso, entrambi i sistemi sono contrari alla dottrina Ortodossa nella sua forma perfetta, dato che né il liberalismo, né il marxismo – come ideologie e teorie del mondo – possono essere accettati dalla Tradizione Ortodossa, in cui si fa estesa menzione di fuggire la passione dell’avarizia, ma anche di vivere l’amore verso il prossimo, specialmente verso quelli che soffrono. Questa combinazione di amore e di libertà risolve completamente il problema, dato che la libertà dell’individuo/persona senza l’elemento dell’amore porterà al liberalismo sfrenato, e l’amore di tutto senza la libertà del singolo si tradurrà in sfrenato collettivismo.
Per anticipare una possibile obiezione a quanto sopra, devo ammettere che, purtroppo, l’ideologia alla base del sistema capitalistico con le sue due forme – l’individualista e quella controllata dallo Stato – ha in alcuni casi influenzato e continua a influenzare la vita di alcune comunità ortodosse. Questo può essere individuato anche in diversi monasteri contemporanei, che, invece di essere esempi di vita cenobitica e della rinascita della comunità originaria di Gerusalemme, operano per altro lungo il modello del sistema capitalistico contemporaneo, nel qual caso, si potrebbe giustamente definire questo fenomeno “Capitalismo Ortodosso”.
Considerato che i monaci proclamano e aderiscono fondamentalmente alla virtù del non-possesso e della proprietà comune, tuttavia, continuano ad ammassare – nel bene e nel male – terre e fondi per i monasteri e corrono il rischio giocando con la proprietà, utilizzando ogni mezzo capitalistico-liberista per incrementarlo. In altre parole, i monaci si sforzano di vivere con indigenza all’interno di monasteri ricchi e sviluppano sia il potere sociale che politico.
Questa situazione mi ricorda alcuni paesi dell’Est Europa – la Romania, ad esempio – dove la gente faceva la fame ed erano, infatti, non-proprietari (anche se involontariamente), eppure i suoi leaders accumulavano ricchezza e costruivano maestosi palazzi (ad esempio Nicolae Ceausescu). In ogni modo, questa mentalità non è favorita dagli insegnamenti della Chiesa e del monachesimo Ortodosso, che chiede al monaco l’assenza di qualunque bene personale ed ai monasteri di essere luoghi di filantropia, amore e guarigione dalle mille sfaccettature. Nella Tradizione Ortodossa i Sacri Monasteri sono infermerie spirituali.
Clero e monaci dobbiamo capire che tutto ciò che è legale non è necessariamente etico, ma anche tutto ciò che è etico – secondo le regole dell’etica sociale – non è necessariamente Ortodosso, dall’espressione che l’etica ortodossa, evangelica differisce dall’etica secolare ed è in realtà ascetica per natura. Non dobbiamo solo condannare l’accumulo di ricchezza materiale da parte di individui specifici, abbiamo anche bisogno di condannare l’accumulo di ricchezza materiale delle “comunità ecclesiastiche” per denunciare, oltre che stigmatizzare la partecipazione di personaggi e di comunità ecclesiali nei giochi del sistema capitalistico e del mercato liberale o neoliberale.
Noi cristiani, specialmente il clero ed i monaci, dobbiamo mostrare in pratica ciò che crediamo e predichiamo, altrimenti saremo disonesti e ipocriti. Dobbiamo respingere la tentazione ad essere posseduti da una particolare ideologia “capitalista cristiana”.
Testo originale in: http://www.johnsanidopoulos.com
[1] Più precisamente, il padre di K. Marx aveva rinnegato per mero opportunismo la sua fede ebraica, e sempre per lo stesso opportunismo la famiglia Marx si mantenne lontana dagli ambienti culturali ebraici tradizionali di Treviri, la formazione culturale di K. Marx fu, infatti, di impronta illuministica. (Nota di Tradizione Cristiana)