IL SANTO SPIRITO NELLA RIVELAZIONE E NELLA CHIESA

 

di padre Dumitru Stăniloae

 

 

 

Il Santo Spirito, introducendo l’energia divina nelle profondità della creatura, suscita allo stesso tempo, nella misura in cui quest’energia viene interamente dal Cristo, una sensibilità per Dio, per la presenza e l’azione divina nella vita umana e nel mondo. “Senza lo spirito, scrive sant’Atanasio, siamo estranei a Dio e lontani da lui. Per mezzo dello Spirito partecipiamo di Dio. Dunque essere in Dio non dipende da noi, ma dallo Spirito che è in noi e dimora in noi, finché noi lo teniamo in noi con la confessione (della fede)” (Or. III contra Arianos, PG 26, 373). Nel Santo Spirito, dunque proprio da sé stesso in Cristo, Dio deifica la creatura, perché lo Spirito la rende trasparente a Dio. “In lui (lo Spirito), nota ancora sant’Atanasio, il Verbo glorifica la creatura e, la deifica, la presenta al Padre. Così Colui che unifica la creatura con il Verbo lui stesso non può essere creatura” (Ep. ad Serapionem, PG 26, 589).

 

Questa sensibilità è anzitutto la capacità che riceve l’anima di percepire Dio al di là di tutto. Ma colui che diventa sensibile a Dio lo diventa anche ai suoi simili: vede Dio in loro e li vede in Dio. Questa sensibilità a Dio rende dunque l’uomo interamente umano.

 

Il primo grado di questa sensibilità è la fede. Nella misura in cui si sviluppa, l’intuizione della realtà trascendente e tuttavia del tutto presente di Dio non cessa di crescere nell’uomo. Colui che ha questa sensibilità vede Dio ovunque, in qualsiasi cosa. Stabilita nell’anima dallo Spirito, questa sensibilità è allo stesso tempo quella del Santo Spirito e quella dell’uomo. Questo sentimento di essere sempre ed ovunque in presenza di Dio spinge ad una preghiera incessante.

 

Questa sensibilità è allo stesso tempo un’affezione profonda ed una sensazione acuta di responsabilità verso Dio. I Padri greci la chiamano aisthêsis toû noos, “sensibilità dello Spirito” (Diadoco di Fotica, Sermone ascetico, 34, 36, 37, 39).

 

La responsabilità può assumere la forma del timore, dell’obbedienza ad una missione, dell’obbligo di evitare il peccato, di condurre una vita pura. Tutta questa gamma di sentimenti è prodotta dal Santo Spirito. Nell’essere umano, creatura infima, la responsabilità verso Dio che suscita lo Spirito assume la forma dell’adorazione se è affezione pura, o quella del timore e del tremito se si associa alla coscienza del peccato, o ancora quella di una missione interiore se rivela l’obbligo assoluto di compiere la volontà di Dio. Solo lo Spirito può svegliare in noi la risposta all’amore ed all’appello del Padre, che lo Spirito stesso ci porta. Solo lo Spirito può dare a questa risposta il suo carattere d’entusiasmo e di gioia. Solo lo spirito può farci partecipare alla sensibilità ed alla responsabilità del Figlio verso suo Padre.

 

Tutti questi atteggiamenti appaiono in quelli che ricevono la Rivelazione. Se, nelle prime tappe della Rivelazione, lo Spirito di Dio ha soprattutto colpito gli uomini con manifestazioni di potenza, tramite atti esterni straordinari, a partire dai profeti la sua azione si esprime piuttosto con la forza spirituale e morale che è data loro, come pure agli altri uomini di Dio. E questo dono implica la collaborazione dell’uomo, il suo sforzo per approfondire la sua relazione con Dio, per compiere la missione che gli è stata affidata, per condurre una vita conforme alla volontà divina.

 

L’inabitazione e l’operazione nell’anima umana caratterizzano il Santo Spirito perché l’anima, per natura, è preparata a quest’azione in essa dallo Spirito. Come espressione dell’ipostasi umana, l’anima è un’immagine del Logos divino e, con l’attrazione che sente naturalmente verso il Dio personale e le persone umane, ha in sé dall’inizio lo Spirito di Dio. Indebolendo questa tendenza alla relazione con la Persona suprema e con le altre persone umane, il peccato ha messo l’anima in uno stato contrario alla sua natura. L’inabitazione dello Spirito ristabilisce e rinforza l’anima nella sua capacità di relazione con Dio ed il prossimo; con ciò la restaura nello stato conforme alla sua natura - pros to ek phuseôs kallos - come dice san Basilio il Grande (De Spiritu Sancto, PG, 109).

 

Il Santo Spirito, giusto perché rappresenta la perfezione della relazione tra la persona del Figlio e quella del Padre, ha la capacità di rinforzare la relazione del soggetto umano, come immagine del Figlio divino, con Dio e con ogni soggetto personale.

 

È così che l’anima diventa trasparente a Dio e che Dio diventa trasparente per l’anima. La santità è lo stato di trasparenza dello Spirito che diventa l’interiorità dell’anima, contemporaneamente alla trasparenza dell’anima che diventa come l’interiorità di Dio. È soltanto unificando la sua soggettività con la soggettività dello Spirito, santo per definizione, che l’uomo può santificarsi. Unificato con lo Spirito, l’anima diventa trasparente, vede il Figlio ed il Padre, fa irradiare Dio attorno ad essa. È lo Spirito, in quanto Terzo, che apre l’uomo a Dio e l’uomo all’uomo, perché è lui stesso capacità suprema d’apertura.

 

Anche prima dell’incarnazione, il Santo Spirito irradiava dal Verbo. Tuttavia è in Cristo che si realizza il pieno ritorno del Santo Spirito nell’essere umano. Essendo il Cristo l’ipostasi che ha fatto sua la natura umana, porta nella sua umanità stessa lo Spirito in totalità. Nell’incarnazione del Figlio, lo spirito si trova ipostaticamente unito a quest’ultimo come lo è in tutta l’eternità. Il Cristo come uomo riceve così per sempre lo Spirito come lo hanno ricevuto i grandi condottieri ed i profeti di Israele. Ma riceve allo stesso tempo lo Spirito tutto intero, come questi non lo hanno ricevuto. Lo Spirito come ipostasi riposa in modo permanente sul Figlio anche durante la sua incarnazione. È ciò che si rivela al Battesimo, quando lo Spirito appare tra il Padre ed il Figlio incarnato, unendoli in un certo qual modo e muovendosi dall’uno all’altro. Il Padre designa a tutti il Figlio incarnato, sul quale plana* lo Spirito sotto forma di colomba: Questi è il mio figlio il beneamato in cui ho messo tutta la mia affezione (Mt 3, 17).

 

L’incarnazione del Figlio permette questa manifestazione. Come uomo, il Figlio risponde nel nostro nome all’amore del Padre con un amore che obbedisce fino al sacrificio della croce; questa risposta permanente la dà nello Spirito che dimora tra lui ed il Padre. Il Cristo come uomo eleva al massimo grado la sensibilità umana verso il Padre e la responsabilità umana verso tutti gli uomini. È per questo che eleva così al massimo grado la preghiera che indirizza al Padre a favore di tutti i suoi fratelli in umanità e di tutta la creazione. Di là viene che riceve come uomo il potere più alto da parte del Padre: potere sovrannaturale dell’amore, potere capace di trasformare le anime e superare i limiti della natura.

 

Tuttavia questo potere completo sulle anime con il quale le rende sensibili a Dio e causa, senza distruggere le leggi della natura, effetti che non provengono da questa, il Cristo lo manifesta soltanto al momento della sua Risurrezione e soprattutto dell’assunzione del suo corpo, quando la sua natura umana, completamente deificata, diventa interamente trasparente per il Padre e per gli uomini, allorché realizza, come uomo anche ed in modo integrale, la sua capacità di comunione con il Padre e con gli uomini.

 

Il Signore promette agli apostoli che il Santo Spirito riempirà anche loro della sua forza: Quando il santo-Spirito verrà su voi, riceverete una forza (At 1, 8). Senza la forza dello Spirito, cioè senza Pentecoste, la Chiesa non avrebbe avuto accesso all’esistenza concreta e non sarebbe durata. La Rivelazione non si sarebbe imposta come un’evidenza. La mia parola e la mia predicazione, scrive Paolo ai Corinzi, non avevano nulla della lingua convincente della saggezza, ma lo Spirito si manifestava con potenza, perché la vostra fede sia fondata, non sulla saggezza degli uomini, ma sulla potenza di Dio (1Cor 2, 4-5; Cf. 1Ts 1, 5).

 

Si può dunque considerare che lo Spirito è implicato ovunque dove la Scrittura evoca la potenza con la quale l’Evangelo si è sparso. Poiché la Buona Notizia è potenza di Dio per colui che crede (1Cor 1, 16). La Chiesa, come Regno di Dio in marcia, comincia con la penetrazione nelle anime di questo Evangelo della potenza, quindi dura e si sviluppa per lui: poiché il Regno di Dio non consiste nella parola, ma nella potenza (1Cor 4, 20). Il Santo Spirito, sceso a Pentecoste, non fonda soltanto la Chiesa, ma rimane in essa con l’inondazione delle sue energie increate, invisibili ma operanti.

 

La Scrittura, sottolineando che il Regno di Dio consiste nella potenza, ha indicato con ciò che lo Spirito e la sua forza si manifestano nella Chiesa. La Chiesa è la Rivelazione di Dio in Cristo la cui efficacia continua con lo Spirito ed il suo potere. Continua la rivelazione in Cristo, non come un accrescimento del suo contenuto, ma come attualizzazione nello Spirito della presenza attiva del Cristo che si è interamente rivelato con i suoi atti e le sue parole e con quelli degli apostoli.

 

Con lo Spirito, prendiamo coscienza della nostra unità con il Cristo e tra noi, in quanto corpo del Cristo. Con l’esperienza della potenza dello Spirito, il Cristo ci diventa trasparente.

 

È anche con il Santo Spirito che Dio mantiene il mondo, agisce in lui, e, attraverso il mistero della Chiesa, lo conduce verso il suo telos, verso il suo compimento. È con il Santo Spirito che realizza il suo progetto di salvezza e la divinizzazione del mondo. È con il Santo Spirito che gli uomini accolgono la Rivelazione di Dio: e che Dio, tramite loro, può agire. È alle acque correnti cui scorre il Santo Spirito che la Chiesa innaffia le sue radici e che i suoi membri attingono la forza, la fede, il progresso nella santità. È con il Santo Spirito che si attualizza e si spiega la comunione di quelli che mettono in Cristo tutta la loro fede.

 

Così, come nella Trinità il Santo Spirito mostra che il Padre ed il Figlio sono distinti ma uno in essenza, uniti dall’amore, ugualmente il Santo Spirito ci consacra come persone distinte edificandoci del tutto in Chiesa, unendoci con la gioia di una completa comunione. Con il Santo Spirito entriamo nell’amore del Padre e del Figlio, sentiamo, nella distinzione stessa, tutto il fuoco dell’amore del Padre verso il suo Figlio e verso noi nella misura in cui siamo collegati al Figlio; il Santo Spirito è il fuoco – fuoco distinto, ipostatico – che irradia dal Figlio diventato il nostro Fratello, che brucia in noi diventando il nostro proprio amore filiale per il Padre. Con il Santo Spirito ci sentiamo uniti in Cristo ed orientati verso il Padre, e così formiamo la Chiesa: Ubi Spiritus Sanctus, ibi ecclesia (“Là dove è il Santo Spirito, là è la Chiesa”) diceva sant’Ireneo, e questo proverbio può girarsi: Ubi ecclesia, ibi Spiritus Sanctus “Là dove è la Chiesa, là è il Santo Spirito”). Ma sant’Ireneo precisa: “Là dove è il Santo Spirito, là è la Chiesa e là dove è la Chiesa, là è la verità”. Direi che la verità è la totalità della realtà. E la totalità della realtà, è il Dio fatto uomo, è la comunione con lui.

 

E tale è la Chiesa. L’esperienza della piena comunione personale ci è diventata possibile con l’Incarnazione. C’è comunione soltanto con una persona, e la persona perfetta, che si rende interamente accessibile nel suo mistero infinito – e pur conservando questo mistero – è Dio incarnato, è il Cristo. C’è vera vita, vera gioia soltanto nella nostra comunione con il Cristo ed in lui, cioè nella Chiesa.

 

Ma il Cristo può fare irradiare in noi questa comunione soltanto perché vive lui stesso nella comunione infinita, perfetta, delle Persone della Trinità. Dandoci il Santo Spirito, il Cristo ci dà lo Spirito di questa perfetta comunione trinitaria.

 

L’uomo agonizza quando è privato di qualsiasi comunione con un altro uomo. Ma la comunione tra le persone umane agonizza quando non trova la sua fonte e il suo fondamento in Dio, Persona infinita o piuttosto Unità infinita delle Persone divine.

 

La relazione tra persona e persona è la sola via della realtà e del mistero. È l’approfondimento pieno d’amore di una persona in un’altra, e soltanto questo procura la vita e la gioia. Ma si può avere la rivelazione dell’altra come profondità zampillante, come fonte di una vita senza limiti, se il Santo Spirito ci mostra l’altra in Dio, nel mistero del Dio personale che si rivela. La sola persona da cui scaturiscono instancabilmente la vita e la luce è quella del Cristo. Le esperienze mistiche che cercano oggi molti giovani nello yoga o nella metafisica indù sono destinate al fallimento se non arrivano alla comunione personale con il Cristo, alla profondità inesauribile e al calore della sua persona divino-umana. È soltanto nella persona teantropica del Cristo, conosciuta grazie al fuoco dello Spirito, che la persona umana si salva dall’inferno della solitudine. Perché non c’è comunione plenaria ed inesauribile che soltanto con la persona del Cristo e soltanto in Gesù Cristo troviamo lo Spirito di una comunione instancabile tra gli uomini, troviamo la Chiesa.

 

Per tutte queste ragioni il Santo Spirito è la Persona che trasforma l’uomo in un roveto ardente, che ci riempie della luce del Cristo se tentiamo incessantemente di vivere in Cristo avendo sempre nel nostro pensiero il nome di Gesù. Ma solo la Chiesa può mantenere in noi la preghiera incessante a Gesù. Come dice Olivier Clément, la Chiesa è nel mondo il grande roveto ardente il cui fuoco infinito non è altro che il Santo Spirito.

 

Articolo apparso in Contacts, XXVI, n. 87 (1974); riprodotto in Dumitru Staniloaë,

Prière de Jésus et expérience du Saint-Esprit, DDB (Théophanie), 1991.

 

Traduzione a cura di © Tradizione Cristiana


 

* Il verbo “planare” restituisce il senso vivido già trasmesso nell’iconografia della Teofania, dove lo Spirito realmente “plana” giù su Cristo, manifestandolo quale inviato del Padre (n.d.t.).

 

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