Il digiuno
dell’archimandrita Damian (Hart) di beata memoria
I cristiani ortodossi passano una buona parte dell’anno digiunando. Se tutti i giorni e i periodi di digiuno sono rispettati e mantenuti, digiuniamo per circa la metà di ogni anno. Per digiuno, si intende l’astensione da ogni carne animale e derivati o latticini e il mangiare un solo pasto al giorno.
Oggi la nostra società non è in alcun modo idonea a sostenere tale attività; ci si propone in molti modi e su vari livelli perché soddisfiamo i nostri appetiti e affinché noi stessi ci lasciamo andare verso questo fine: godercela con l’unico obiettivo del comfort e del piacere. È, infatti, rara eccezione per chiunque indulgere a un solo appetito. Se si è golosi in un appetito, allora con ogni probabilità, ci si concederà (o sovra-indulgerà) a tutti i propri appetiti. Inoltre, la tradizione ci insegna che l’appetito e le passioni sono strettamente connessi.
Innanzitutto c’è il fatto che il digiuno è soprattutto un esercizio spirituale, e come tale, ha bisogno di essere sostenuto dalle nostre preghiere private, dal nostro culto pubblico, e dalle nostre confessioni regolari e dalla partecipazione ai Doni Santificati del santissimo corpo e sangue del nostro Dio e Signore e Salvatore Gesù Cristo. Questa è la ragione per cui la Tradizione esige che il digiuno sia fatto con il consiglio e la direzione di un confessore o un padre spirituale. Il digiuno è una risposta dell’anima al desiderio di Dio, e viene sviluppato nel corso di un lungo periodo di tempo. Il digiuno non è qualcosa che si inserisce semplicemente con leggerezza, senza alcun pensiero o preparazione.
La ragione per cui il digiuno deve essere intrapreso con la direzione (spirituale) è semplice. I regolamenti e le norme di digiuno della Chiesa Ortodossa sono faticosi. Dobbiamo seguire san Paolo, il quale ci dice che dobbiamo in primo luogo prendere il latte prima di poter mangiare carne, e questo vale per qualsiasi esercizio spirituale o di disciplina. Se si tenta di acquisire un esercizio spirituale senza la dovuta preparazione, la direzione e il sostegno, si corre il rischio certo di mordere più di quanto si possa masticare[1] – in senso letterale e figurato. In una tale condizione, ci si scoraggia e cade l’intera attività. È, pertanto, indispensabile che il digiuno sia sostenuto dalla nostra vita spirituale e sia guidato dal nostro confessore.
Ma perché digiuniamo? Qual è il punto? Certamente noi non digiunano per la salute, la bellezza, o una vita longeva! Abbiamo già detto che il digiuno è una risposta dell’anima al suo desiderio di Dio. In aggiunta all’agitazione entro l’anima per Dio, digiuniamo a imitazione dell’esempio del nostro Salvatore. Dopo il Battesimo di Cristo e prima dell’inizio del suo ministero terreno, san Matteo ci dice che Egli digiunò quaranta giorni e quaranta notti nel deserto, mentre era tentato da Satana.
Digiuniamo, come riferisce ancora san Matteo, perché il nostro Salvatore stesso ci ha insegnato a digiunare e pregare. La preghiera e il digiuno vanno insieme mano nella mano. L’una completa l’altro. Non possiamo impegnarci nell’uno senza impegnarci nell’altro, se vogliamo seguire i precetti evangelici.
Digiuniamo, perché san Paolo ci insegna che dobbiamo tenere i nostri corpi in sottomissione. Dobbiamo noi governare i nostri corpi e non lasciare che i nostri corpi regolino noi. Cresciamo in grazia, mentre ci diamo al culto, alla preghiera, allo studio e alla meditazione fino a che ogni aspetto della vita è regolata e permeata dalla dimora del Santo Spirito Dio. Ed il Santo Spirito Dio abiterà in noi solo se il nostro cuore è un luogo adatto a Sua dimora.
Digiuniamo per prepararci per il Regno dei cieli, come lo riceviamo su questa terra, così che le nostre anime possono essere salvate, e che possiamo prendere parte del Regno di Dio pienamente nella vita a venire.
On Fasting, By Archimandrite Damian (Hart), October 1984
Tradotto per © Tradizione Cristiana da E. M. febbraio 2010