Il Servizio pasquale della Chiesa Ortodossa

del padre Paul Lazor

 

Roma, Chiesa di san Clemente, basilica inferiore, affresco dell’Anastasis

 

Rallegratevi tutti al banchetto della fede, ricevete tutti le ricchezze dell’amorevolezza (Omelia di san Giovanni Crisostomo, letta nel Mattutino pasquale).

La risurrezione di Gesù Cristo dai morti è il centro della fede cristiana. San Paolo dice che se Cristo non è risuscitato dai morti, allora la nostra predicazione e la nostra fede sono vane (I Corinzi 15: 14). Infatti, senza la risurrezione non ci sarebbe la predicazione cristiana o la fede. I discepoli di Cristo sarebbero rimasti degli spezzati e senza speranza che l’Evangelo di Giovanni descrive come  nascosti dietro le porte chiuse per timore dei Giudei. Non sono andati da nessuna parte e non hanno predicato nulla fino a quando non hanno incontrato il Cristo risorto, a porte chiuse (Giovanni 20:  19). Poi hanno toccato le ferite dei chiodi e della lancia; hanno mangiato e bevuto con lui. La risurrezione è diventata la base di tutto ciò che hanno detto e fatto (Atti 2-4): “... un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho” (Luca 24: 39).

La risurrezione rivela Gesù di Nazareth non solo come l’atteso Messia d’Israele, ma come il Re e Signore di una nuova Gerusalemme: un nuovo cielo e una nuova terra.

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra... la città santa, la nuova Gerusalemme. E udii una gran voce dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini. Egli abiterà con loro, ed essi saranno il suo popolo... Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non sarà più, non ci sarà più lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate (Apocalisse 21: 1-4).

 

Nella sua morte e risurrezione, Cristo sconfigge l’ultimo nemico, la morte, e compie in tal modo il mandato di suo Padre di mettere tutte le cose sotto i suoi piedi (I Corinzi 15: 24-26).

 

Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricevere potenza e ricchezza e sapienza e forza, onore, gloria e benedizione (Apocalisse 5: 12).

 

La festa delle feste

La fede cristiana è celebrata nella liturgia della Chiesa. La vera celebrazione è sempre una viva partecipazione. Non è una semplice presenza ai servizi. È la comunione nella potenza della manifestazione che si celebra. È il dono gratuito di Dio della gioia data agli uomini spirituali come ricompensa per la loro abnegazione. È il compimento dello sforzo fisico e della preparazione spirituale. La risurrezione di Cristo, essendo il centro della fede cristiana, è la base della vita liturgica della Chiesa e il vero modello per tutte le celebrazioni.

Questo è il giorno scelto e santo, il primo dei sabati, re e signore dei giorni, la festa delle feste, giorno santo dei giorni santi. In questo giorno noi benediciamo Cristo per sempre (Irmos 8, Pasquale Canon).

 

Preparazione

Dodici settimane di preparazione precedono la “festa delle feste”. Un lungo viaggio che include cinque domeniche pre-quaresimali, sei settimane di Quaresima e, infine, è fatta la Santa Settimana. Il viaggio si muove dall’auto-esilio volontario del figlio dissoluto verso l’ingresso della grazia nella nuova Gerusalemme, che scende come una sposa adorna per il suo sposo (Apocalisse 21: 2). Il pentimento, il perdono, la riconciliazione, la preghiera, il digiuno, l’elemosina, e lo studio sono i mezzi con cui è fatto questo lungo viaggio.

Focalizzandosi sulla venerazione della Croce nel suo punto centrale, il viaggio quaresimale stesso rivela che la gioia della risurrezione è raggiunta solo attraverso la Croce. “Attraverso la croce la gioia è giunta in tutto il mondo”, cantiamo in un inno pasquale. E nel tropario pasquale, ripetiamo ancora una volta che Cristo ha calpestato la morte - con la morte! San Paolo scrive che il nome di Gesù è esaltato sopra ogni nome, perché in primo luogo svuotò se stesso, assumendo la forma di servo umile e obbediente fino alla morte di croce (Filippesi 2: 5-11). La strada per la celebrazione della risurrezione è l’auto-svuotamento crocifissione della Quaresima. Pasqua è il passaggio dalla morte alla vita.

Ieri sono stato sepolto con te, o Cristo. Oggi risorgo con te nella tua resurrezione. Ieri sono stato crocifisso con Te: Glorifica me con te, o Salvatore, nel tuo regno (Ode 3, Pasquale Canon).

 

La processione

Tutti i testi per i servizi divini della notte di Pasqua sono contenuti in questo libretto. Questi servizi hanno inizio verso la mezzanotte del Santo Sabato. Alla nona Ode del Canone dei Notturni il servizio iniziale del libretto, il sacerdote, già rivestito nei suoi paramenti più luminosi, toglie la Santa Sindone dal sepolcro e la porta sulla tavola dell’altare, dove rimane fino alla restituzione (della festa) di Pasqua. I fedeli stanno al buio. Poi, uno ad uno, accendono le loro candele al cero  del sacerdote e formano una grande processione fuori della chiesa. Coro, chierici, sacerdote e il popolo, guidati dai portatori della croce, delle insegne, delle icone e dell’Evangeliario, circondano la chiesa. Le campane vengono suonate incessantemente e si canta l’inno angelico della resurrezione.

La processione si ferma davanti alle porte principali della chiesa. Di fronte alle porte chiuse il sacerdote e il popolo cantano il tropario di Pasqua, “Cristo è risorto dai morti...”, molte volte. Proprio prima di entrare nella chiesa il prete e la gente si scambiano il saluto pasquale: “Cristo è risorto! È veramente risorto!”. Questo segmento dei servizi pasquali è estremamente importante. Conserva nell’esperienza della Chiesa i primitivi racconti della risurrezione di Cristo, registrati negli Evangeli. L’angelo ha rotolato via la pietra dal sepolcro non per lasciare uscire un Cristo biologicamente rianimato ma fisicamente intrappolato, ma per rivelare che “Egli non è qui, perché è risorto, come aveva detto” (Matteo 28: 6).

Nel canone pasquale cantiamo:

Tu sei risorto, o Cristo, e tuttavia la tomba rimase sigillata, come alla Tua nascita il grembo della Vergine è rimasto intatto e tu hai aperto per noi le porte del paradiso (Ode 6).

Infine, la processione della luce e il canto nel buio della notte, e la proclamazione tonante che, in verità, Cristo è risorto, compiendo le parole dell’evangelista Giovanni: “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” ( Giovanni 1: 5).

Le porte sono aperte e i fedeli rientrano. La chiesa è immersa nella luce e ornata di fiori. È la sposa celeste e il simbolo della tomba vuota:

Portatrice di vita e più fruttuosa del paradiso, luminosa oltre ogni camera regale:

La tua tomba, o Cristo, è la fonte della nostra resurrezione (Ore pasquali).

 

Mattutino

Il Mattutino inizia immediatamente. Il Cristo risorto è glorificato nel canto del bel Canone di san Giovanni Damasceno. Ripetutamente viene scambiato il saluto pasquale. Verso la fine del mattutino pasquale sono cantati i versi. Essi riguardano l’intero racconto della resurrezione del Signore. Concludono con le parole che ci chiamano a realizzare a vicenda il perdono dato gratuitamente a tutti da Dio:

Questo è il giorno della Risurrezione.

Cerchiamo di essere illuminati dalla festa.

Abbracciamoci l’un l’altro.

Chiamiamo “fratelli” anche quelli che ci odiano

E perdoniamo tutti mediante la Risurrezione...

Viene poi letta dal celebrante l’Omelia di san Giovanni Crisostomo. Il sermone è stato originariamente composto come una catechesi battesimale. È mantenuto dalla Chiesa nei servizi pasquali, perché tutto ciò che riguarda la notte di Pasqua ricorda il sacramento del Battesimo: il linguaggio e la terminologia generale dei testi liturgici, gli inni specifici, il colore delle vesti, l’uso delle candele e la grande processione stessa. Ora l’Omelia ci invita a una grande riconferma del nostro Battesimo: l’unione con Cristo nella ricezione della Santa Comunione.

Se un uomo è pio e ama Dio, gioisca di questa fiera e raggiante trionfale festa... la tavola è tutta apparecchiata; festeggiate tutti sontuosamente. Il vitello grasso è servito, nessuno se ne vada affamato…

 

La Divina Liturgia

L’Omelia annuncia l’inizio imminente della Divina Liturgia. La mensa è tutta apparecchiata  con il cibo divino: il Corpo e il Sangue del Cristo risorto e glorificato. Nessuno deve andare via affamato. I libri liturgici sono molto chiari nel dire che solo colui che partecipa del Corpo e Sangue di Cristo, mangia la vera Pasqua. La Divina Liturgia, dunque, segue di norma subito dopo il mattutino pasquale. Gli alimenti da cui i fedeli sono stati chiamati ad astenersi durante il cammino quaresimale sono benedetti e mangiati solo dopo la Divina Liturgia.

 

Il giorno senza tramonto

La Pasqua è l’inaugurazione di una nuova era. Essa rivela il mistero dell’ottavo giorno. È il nostro assaporare, in questa era, il nuovo giorno senza fine del Regno di Dio. Qualcosa di questo nuovo giorno senza fine è scandito in qualche modo nella lunghezza dei servizi pasquali, nella ripetizione dell’ordo pasquale per tutti i servizi della settimana luminosa, e nelle caratteristiche  pasquali mantenute nei servizi per quaranta giorni fino all’Ascensione. Quaranta giorni sono, per così dire, trattati come un unico giorno. Insieme, essi costituiscono il simbolo del nuovo tempo in cui vive la Chiesa e verso il quale lei avvicina sempre i fedeli, da un grado di gloria ad un altro.

O Cristo, grande e santissima Pasqua. O Sapienza, Parola e Forza di Dio, donaci di partecipare in modo più perfetto di te nel giorno senza fine del tuo regno (nona Ode, Canone Pasquale). 

Rev.mo Paul Lazor, New York, 1977

da: http://www.oca.org/FSlives.asp

Traduzione di D. N. © Tradizione Cristiana

 

 

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