Grande e Santo Martedì

LA PARABOLA DELLE VERGINI

dal “Colloquio di san Seraphim di Sarov con Nicola Motovilov”


 

In verità vi dico, non vi conosco!


 

Nostro Signore Gesù Cristo, Dio-Uomo, paragona la nostra vita ad un mercato e la nostra attività sulla terra ad un commercio. Egli ci raccomanda: “Negoziate prima ch’io ritorni economizzando il tempo perché i giorni sono incerti”, il che vuol dire: “Sbrigatevi ad ottenere dei beni celesti negoziando i prodotti terreni”. Questi prodotti terreni non sono altro che le azioni virtuose fatte in Nome di Cristo le quali ci ottengono la Grazia del Santo Spirito.

Nella parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte (Mt 25, 1-13) quando queste ultime finiscono l’olio viene detto loro: “Andate a comperarlo al mercato”. Tornando esse trovano la porta della camera nuziale chiusa e non possono entrare. Alcuni pensano che la mancanza d’olio delle vergini stolte simbolizzi l’insufficienza di azioni virtuose nel corso della loro vita. Tale interpretazione non è esatta.

Quale mancanza d’azioni virtuose potevano avere, visto che vengono chiamate comunque vergini, anche se stolte? La verginità è una grande virtù, uno stato quasi angelico che può sostituire tutte le altre virtù. Io, miserabile, penso che mancasse loro proprio il Santo Spirito di Dio. Praticando le virtù, queste vergini spiritualmente ignoranti, credevano che la vita cristiana consistesse in tali pratiche. Ci siamo comportate in maniera virtuosa, abbiamo fatto delle opere pie – pensavano loro – senza preoccuparsi se avessero ricevuto o no la Grazia del Santo Spirito. Su questo genere di vita, basato unicamente sulla pratica delle virtù morali senza alcun esame minuzioso per sapere se esse ci rendono – e in quale quantità – la Grazia dello Spirito di Dio, è stato detto: “Alcune vie che paiono inizialmente buone conducono all’abisso infernale”.

Parlando di queste vergini, nelle sue Epistole ai Monaci Antonio il Grande dice: “Parecchi tra i monaci e le vergini ignorano completamente la differenza che esiste tra le tre volontà che agiscono dentro l’uomo. La prima è la volontà di Dio, perfetta e salvatrice; la seconda è la nostra volontà umana, che per se stessa non è ne rovinosa né salvatrice; la terza – quella diabolica – è decisamente nefasta. È questa terza nemica volontà che obbliga l’uomo a non praticare assolutamente la virtù o a praticarla per vanità o unicamente per il “bene” e non per Cristo.

La nostra seconda volontà ci incita a soddisfare i nostri istinti malvagi o, come quella del nemico, c’insegna a fare il “bene” in nome del bene, senza preoccuparsi della grazia che possiamo acquisire. Quanto alla prima volontà, quella salvatrice di Dio, essa ci insegna a fare il bene unicamente per il fine di acquisire il Santo Spirito, tesoro eterno ed inestimabile, che non può essere eguagliato con nulla al mondo”.

Io sono alla porta e busso…

È proprio la Grazia del Santo Spirito simbolizzata dall’olio che mancava alle vergini stolte. Esse sono chiamate “stolte” perché non si preoccupano del frutto indispensabile della virtù cioè la Grazia del Santo Spirito senza la quale nessuno può essere salvato perché “ogni anima è vivificata dal Santo Spirito per essere illuminata dal sacro mistero dell’Unità Trinitaria”. Lo stesso Santo Spirito viene ad abitare nelle nostre anime e questa presenza dell’Onnipotente in noi, questa coesistenza della sua Unità Trinitaria con il nostro spirito non ci è donata che a condizione di lavorare con tutti i mezzi a nostra disposizione per ottenere il Santo Spirito il quale prepara in noi un luogo degno per quest’incontro, secondo l’immutabile parola di Dio: “Io verrò e abiterò in essi. Sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo”. È questo l’olio che le vergini sagge avevano nelle loro lampade, olio in grado di bruciare per molto tempo diffondendo una luce forte e chiara per poter permettere l’attesa dello Sposo a mezzanotte ed entrare con lui nella camera nuziale dell’eterna gioia.

Quanto alle vergini stolte, vedendo che le loro lampade rischiavano di spegnersi, esse si recarono al mercato ma non poterono tornare prima della chiusura della porta.

Il mercato è la nostra vita. La porta della camera nuziale, chiusa per impedire di raggiungere lo Sposo, è la nostra morte umana; le vergini, sia quelle sagge che quelle stolte, sono le anime dei cristiani. L’olio non simbolizza le nostre azioni, ma la Grazia attraverso la quale il Santo Spirito riempie il nostro essere trasformandoci da corrotti ad incorrotti. Così la Grazia trasforma la morte fisica in vita spirituale, le tenebre in luce, la schiavitù verso le passioni alle quali è incatenato il nostro corpo in tempio di Dio, cioè in camera nuziale dove incontriamo Nostro Signore, Creatore e Salvatore, Sposo delle nostre anime.

Grande è la compassione che Dio ha verso la nostra disgrazia. E la nostra disgrazia non è altro che la nostra negligenza verso la sua sollecitudine. Egli dice: “Io sono alla porta e busso...”, intendendo per “porta” la nostra vita presente non ancora conclusa con la morte.

Oh! Quanto vorrei, amico di Dio, che in questa vita voi siate sempre con il Santo Spirito. “Vi giudicherò nella situazione in cui vi troverete” dice il Signore. È una disgrazia veramente grande se egli ci trova appesantiti dalle preoccupazioni e dalle pene della terra perché Egli potrebbe adirarsi nel qual caso. Chi gli potrebbe resistere? È per questo che è stato detto: “Vegliate e pregate per non essere indotti in tentazione”, il che comporta non essere privati dello Spirito di Dio visto che le veglie e la preghiera ci donano la Sua Grazia.

 

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