Perché digiuno durante l’Avvento?
Una breve discussione sulla Quaresima della Natività
del rev. p. George Gray, St. Nicholas Orthodox Church (OCA) – Portland, OR
Chiesa del monastero di Săraca,
affresco di Andrei Zugravu, 1270 ca
Meditazione su un giro in bicicletta
L’estate scorsa ho fatto un giro in bicicletta su una pista molto ripida, un sentiero a serpentina attraverso un cimitero locale. Zoomando lungo il sentiero, guadagnando velocità mentre andavo, ho capito subito che se avessi guardato direttamente di fronte a me, mentre effettuavo le curve, le avrei facilmente passate. Mi sforzai di guardare avanti a me di circa 15, anche 20 metri – guardando dove volevo essere, non appena avessi effettuato la curva per il tornante successivo. Da una serie di quasi disavventure, mi sono reso conto che se avessi guardato fisso solo al selciato dritto davanti alla mia ruota anteriore mentre prendevo le curve, sarei andato a finire su quel selciato con la mia bici per terra, accanto a me.
C’è una lezione da imparare da quella biciclettata. Si applica a molte cose nella vita – in effetti potrebbe anche essere una metafora per la vita. Ma per ora, vorrei applicarla al Natale e all’Avvento: Mentre correte, fissate gli occhi su dove volete essere, non su dove siete.
Natale – La Pasqua Invernale
La festa della Natività di Cristo, è conosciuta come già esistente in qualche forma a partire dalla metà del terzo secolo. Nel IV secolo fu spesso accoppiata con la festa del Battesimo di Cristo nel Giordano – una doppia commemorazione della manifestazione della gloria di Cristo (cioè, 6 gennaio). Natale il 25 dicembre non è stato celebrato universalmente fino a un periodo più tardo – l’Oriente cristiano lo ha ricevuto dall’Occidente cristiano intorno al V secolo, quando fu finalmente collegato (nove mesi dopo) con la festa dell’Annunciazione, il 25 marzo.
Il Natale è arrivato ad essere conosciuto come “La Pasqua invernale”. La sua forma liturgica, la sua innografia, i suoi temi sono presi in larga parte dalla Festa delle Feste (Pasqua) e applicate e adattate all’Incarnazione del Signore: è preceduto da un periodo di preparazione quaresimale; richiede un rigoroso digiuno la vigilia della festa, è seguito da un periodo post-festivo (cioè, i “Dodici Giorni di Natale” (Dodekaimeron), che si conclude con la Teofania), ecc…
Padre Thomas Hopko, nel suo libro La Pasqua invernale scrive: “Il Typikon della Chiesa parla della celebrazione della venuta del Signore nella carne, come ‘Splendida Pasqua’. È stato il padre Alexander (Schmemann), che ha aggiunto l’aggettivo ‘invernale’ per quelli di noi che lo celebrano nel buio della stagione invernale, quando la luce è appena iniziata a brillare più luminosa e le notti cominciano ad accorciarsi, annunciando la vittoria della Luce e della Vita nella primaverile Pasqua della morte e della Risurrezione del Signore”[1].
La Pasqua della sua Croce è stata preparata dalla Pasqua della sua venuta. La Pasqua della sua risurrezione è stata iniziata dalla Pasqua della sua Incarnazione. La Pasqua della sua glorificazione è stata preannunciata dalla Pasqua del suo Battesimo. Se si dovesse confrontare l’innografia di queste tre feste, si dovrebbe vedere subito che il legame intimo e il significato profondo allude a questo.
A proposito, La Pasqua invernale è un ottimo libro da avere e leggere anno dopo anno[2]. Contiene brevi letture per ciascuno dei giorni di Avvento che dovrebbero essere inserite nella propria regola quotidiana di preghiera.
L’Avvento in Occidente
Il termine “avvento” deriva dal latino “adventus” per la “venuta” (del Salvatore) ed è un esatto equivalente della parola greca “parusia” – sebbene il termine greco si riferisca generalmente alla Seconda Venuta.
È interessante notare che san Benedetto da Norcia (†547) non fa menzione di un digiuno pre-Natività nella sua Regola – anche se egli tratta del Digiuno Quaresimale nei minimi dettagli.
La prima menzione autorevole dell’Avvento è al Sinodo di Lerida, in Spagna (524), dove fu assegnato come inizio del calendario ecclesiastico occidentale.
Nel 567, il Secondo Concilio di Tours stabilì che i monaci dovevano digiunare dall’inizio di dicembre fino a Natale. Questa pratica presto fu estesa a quaranta giorni totali, anche per i laici. Si dice che quest’uso abbia avuto origine con i monaci Celtici (che gli stessi ricevettero la loro tradizione spirituale dai monaci d’Egitto.)
Tuttavia, il primo Concilio di Macon in Gallia, svoltosi nel 582, stabilì che durante il periodo che intercorre tra il giorno di san Martino di Tour (11 novembre) e Natale, il lunedì, il mercoledì ed il venerdì sarebbero stati giorni di digiuno. Questo tempo era comunemente chiamato Quaresima di san Martino, perché seguiva subito dopo la festa di san Martino. La festa di san Martino era un giorno speciale di festa che corrispondeva con il martedì grasso prima della Quaresima di Pasqua.
Una raccolta di sermoni di san Gregorio Magno (†604), inizia con un’omelia per “La Seconda Domenica di Avvento”.
Il primo accenno che l’Avvento era stato ridotto a quattro settimane si ha nel IX secolo, in una lettera di san Nicola I papa di Roma antica ai Bulgari, e più tardi in una enciclica di papa Gregorio IV (†1085).
L’Avvento in Oriente
Stranamente, sembra che non vi sia nulla che documenti il digiuno della Natività nell’Oriente cristiano prima del 900, dove vi è stato solo un casuale accenno da parte di san Teodoro lo Studita di Costantinopoli, che ha semplicemente parlato di feste annuali e digiuni.
Sembra che non vi sia stata menzione di un digiuno quaresimale fino a quando non fu legiferato in merito in un Concilio in Rutenia (Impero austro-ungarico) nel 1720. Il Digiuno-Quaresima della Natività come tale era un periodo di preparazione di 40 giorni prima della Pasqua invernale. Esso comincia il 15 novembre, il giorno dopo la festa del santo Apostolo Filippo il diacono, così è spesso chiamato Philipkova, Digiuno-Quaresima di san Filippo.
Oltre a questo, c’è poco che si possa trovare riguardo alla graduale adozione, allo sviluppo e alle pratiche del periodo pre-natalizio.
Lo Spirito del Digiuno d’Avvento
“Digiuno” significa, letteralmente, astenersi dal mangiare. Al mattino noi rompiamo il digiuno (facciamo colazione) con alcuni cibi. “Astinenza” significa astenersi dal mangiare alcuni alimenti. Quando pensiamo alla Quaresima (Natività, Pasqua, Dormizione e Apostoli) si tende a ridurre la nostra immagine di Quaresima a cibi e bevande. Ma questo è tutt’altra cosa rispetto a ciò che dovremmo fare.
Il Pastore di Erma
Il “Pastore” è un testo allegorico scritto da un cristiano di nome Erma durante il primo o secondo secolo. Questo libro ebbe grande autorità nei tempi antichi parimenti con le Sacre Scritture. Sebbene fosse considerato da alcuni un testo controverso (in quanto non facente parte del “canone”) era pubblicamente letto nelle chiese, addirittura fino al terzo secolo. Sant’Ireneo lo elenca con i libri della Bibbia. È stato incluso in alcuni manoscritti del Nuovo Testamento (come il Codex Sinaiticus). Sant’Atanasio lo cita riguardo alla Didachè, insieme con molti libri Deuterocanonici del Vecchio Testamento.
In questo testo, di cui riportiamo alcuni passi[3], abbiamo le più antiche testimonianze non solo della prassi ma anche del significato che il digiuno aveva presso le prime comunità cristiane.
Libro 2, Similitudini, capitolo 3:
Il digiuno è molto buono, a condizione che siano osservati i comandamenti del Signore. Così osserverai, allora, il digiuno che intendi fare. Prima di tutto guardati da ogni parola cattiva e da ogni desiderio malvagio e purifica il cuore da tutte le vanità di questo mondo. Se starai in guardia da queste cose, il tuo digiuno sarà perfetto. Farai poi così. Dopo aver compiuto ciò che è scritto, il giorno in cui digiunerai non gusterai nulla, tranne pane e acqua, e dei cibi che avresti mangiato calcola la quantità del denaro che avresti speso in quella giornata, mettila da parte e la darai alla vedova o all’orfano o a chi è bisognoso. In questo modo ti farai umile e, chi ha ricevuto beneficio dalla tua umiltà riempie la sua anima e pregherà il Signore per te. Se osservi il digiuno come ti ho comandato, il tuo sacrificio sarà accetto a Dio, e questo digiuno sarà notato e il servizio che compi sarà nobile e gioioso e ben accolto dal Signore. Questo, dunque, osserverai tu con i tuoi figli e tutta la tua casa e osservandolo sarai felice. E quelli che ascoltando queste parole le osservano, saranno beati e riceveranno dal Signore le cose che chiedono.
Andando un passo avanti
Il digiuno non è solo dare i nostri soldi e il nostro tempo – non solo ciò che abbiamo, ma ciò che siamo. Si tratta di dare una parte di noi stessi.
Il digiuno deve essere accompagnato con la preghiera, la partecipazione ai servizi divini, l’elemosina, le opere di misericordia e la confessione. Questa è intesa come preparazione di tutta la persona (mente, corpo, anima) per la prossima festa della Nascita del Salvatore, più o meno allo stesso modo dovremmo prepararci adeguatamente per la Seconda Venuta del Signore.
Il vescovo Kallistos Ware, nella sua Introduzione al Triodion Quaresimale scrive che “obiettivo primario del digiuno è quello di renderci consapevoli della nostra dipendenza da Dio… per farci ‘poveri in spirito,’ consapevoli della nostra impotenza e della nostra dipendenza dall’aiuto di Dio”[4].
Il digiuno non è una semplice questione di cibi e bevande. È questione etico-morale oltre che fisica. Il vero digiuno, deve essere convertito nel cuore e nella volontà. San Giovanni Crisostomo afferma che quando si digiuna, non si deve soltanto astenersi dal cibo, ma si dovrebbe anche astenersi dal peccato: “Il digiuno dovrebbe essere mantenuto non solo dalla bocca, ma anche dall’occhio, dall’orecchio, dai piedi, dalle mani e da tutte le parti del corpo” (Omelie sulle statue 3, 3-4).
I regolamenti materiali per il Digiuno d’Avvento sono riportati alla fine di questo articolo. Ma non dobbiamo trascurare il significato interiore, spirituale del digiuno d’Avvento.
Il digiuno e l’astinenza, l’elemosina, le opere di misericordia, la preghiera, la partecipazione ai servizi divini, la confessione – tutto questo ci aiuta nella nostra preparazione per l’Avvento della Natività del Salvatore. Siamo chiamati a gettare via le opere delle tenebre (cioè, la nostra auto-assoluzione) e indossare le armi della luce. La liturgia della Chiesa legge: “Preparati, o Betlemme, perché il tuo Salvatore viene a te…”. La nostra partecipazione a questa preparazione avviene entrando nello spirito e nella pratica della Quaresima della Natività. Da ciò che facciamo esteriormente e interiormente possiamo dimostrare la nostra pregustazione ed attesa dell’Avvento del Signore.
Così, oltre alle “regole, norme, precetti” gastronomiche e culinarie del tempo di Avvento (vedi sotto), dovremmo impegnarci in specifici atti di elemosina e opere di misericordia. Dobbiamo intensificare la nostra preghiera e la partecipazione ai servizi divini. Dovremmo fare una valutazione interiore della nostra vita e andare davanti a Dio nella confessione.
La possibilità di un’invernale pulizia della casa è utile su molti piani. Ogni volta che aspettiamo qualcosa di importante, ci si prepara per questo. Che si tratti di passare l’aspirapolvere sui tappeti e lavare i pavimenti prima che vengano gli ospiti, o risolviamo di fare una mezza maratona a piedi o correre, oppure studiamo e ripassiamo prima di un test o un esame o un resoconto annuale, o piantiamo bulbi, arbusti e fiori, in attesa della primavera – tutti ci impegniamo nei preparativi.
L’Avvento è proprio questo genere di cose.
[…]
Quindi, qualunque sarà quest’anno la tua regola d’Avvento, potrai impegnarti in essa per la gloria di Dio e per l’auto-costruzione della tua vita spirituale. Possa essere una benedizione non solo per coloro che beneficiano del tuo dono di te stesso – potrà essere anche una benedizione per te e i tuoi.
Dunque, nello specifico, i Cristiani Ortodossi hanno un periodo di 40 giorni di digiuno e astinenza prima di Natale, la Pasqua invernale del Salvatore.
Regole, norme, precetti (per cibi e bevande):
L’Avvento inizia il 15 novembre e dura fino al 24 dicembre.
Precisamente:
Lunedì, Mercoledì, Venerdì: niente latticini, niente carne, niente pesce, niente olio, niente vino;
Martedì, Giovedì: niente latticini, niente carne, niente pesce (ma è consentito l’uso di olio e vino);
Sabato e Domenica: niente latticini, niente carne (ma sono consentiti pesce, olio e vino);
Fatta eccezione per la festa de L’ingresso della Theotokos nel Tempio, 21 novembre, così come per il giorno di san Nicola, 6 dicembre: niente latticini, niente carne (ma sono consentiti pesce, olio e vino);
Dal 20 al 23 dicembre compreso sono consentiti soltanto vino e olio;
24 Dicembre è giorno di digiuno stretto... ciò significa: niente latticini, niente carne, niente pesce, niente olio, niente vino (proprio come il Grande e Santo Sabato, vigilia di Pasqua).
Tratto (con piccole modifiche) da: http://www.stnicholaspdx.org
Tradotto per © Tradizione Cristiana da E. M. ottobre 2010
[1] Thomas Hopko, The Winter Pascha, 49.
[2] Purtroppo il libro non è stato tradotto e pubblicato in Italia. Alcuni stralci si potranno presto leggere sul nostro sito di Tradizione Cristiana.
[3] Il testo integrale a scaricabile da: http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_10_0140-0154-_Haermae_Pastor.html.
[4] Mother Mary and Kallistos Ware, Lenten Triodion, 16.