La festa di Mezza-Pentecoste
del vescovo Alexandre de Zilon[1]
Ogni festa non deve essere soltanto una commemorazione di avvenimenti passati della storia santa, ma pure un avvenimento della nostra vita. Le feste non devono trascorrere infruttuose. Dobbiamo ricavarne qualche cosa di essenziale per la nostra ascensione spirituale verso Dio. Celebrando il tale e il tal altro avvenimento evangelico, ci innestiamo sulla vita del Cristo, ci integriamo nella provvidenza salvatrice di Dio verso di noi. Avendo istituito le feste e comprendendo la profonda importanza per noi, la Chiesa ci prepara a comprenderle in tal modo che delle tracce preziose rimangano nel nostro cuore. Quasi tutte le feste hanno una “pre-festa” ed un “dopo-festa”. Durante quei giorni, le preghiera della Chiesa ci parla del significato della festa che si avvicina e che si allontana. Alcune feste sono poi precedute da un periodo di quaresima più o meno lungo. Ed inoltre il Natale, l’Ascensione, la Pentecoste ed altre feste sono preparate da letture appropriate tratte dagli Evangeli o dalle Epistole. Queste letture evangeliche danno il loro nome alla domenica. Se si guarda un po’ più da vicino alla successione delle domeniche, ci si accorge presto che vi è un senso profondo.
Oggi, il giorno in cui festeggiamo la Mezza-Pentecoste, ci fermiamo sul fatto che sino ad ora le domeniche erano legate alla festa di Pasqua, quelle che seguono ci vogliono preparare alla Pentecoste, alla Discesa del Santo Spirito. In effetti, la domenica di Tommaso e quella delle Mirofore hanno per scopo quello di affermare la nostra fede nella Resurrezione di Cristo, di conservare vivente in noi la chiara gioia di questa grande festa e di farci prendere coscienza dell’importanza della nostra fede nella Resurrezione del Salvatore. La domenica del Paralitico ci metteva una parte in guardia contro la possibilità di obliarci nella gioia pasquale e di indebolirci spiritualmente, d’altra parte ci fa già intravedere la discesa del Santo Spirito, poiché il simbolo dell’acqua è indissolubilmente legato alla grazia del Santo Spirito. A Mezza-Pentecoste, l’acqua come immagine di grazia è nettamente rivelata in tutta la sua potenza. È espresso con forza nel tropario della festa: “Nel mezzo della festa, dona alla mia anima assetata l’acqua della pietà, o Salvatore che hai detto a tutti: colui che ha sete, venga a Me ed Io lo disseterò. Sorgente di vita, Cristo Dio, gloria a Te”.
La domenica seguente, quella della Samaritana, l’immagine dell’acqua come simbolo del Santo Spirito permane in tutta la sua forza, acqua che si trasforma in vita eterna. Perché dunque l’acqua, l’elemento liquido è divenuto il simbolo del Santo Spirito? Della vita della Grazia? Esprimere questo mistero non ci è possibile, ma è indispensabile fare uno sforzo per penetrarvi. Ogni contemplazione autentica è legata allo sforzo di cogliere il mistero. Poiché là dove non vi è mistero, là dove dietro a quello che possiamo vedere ed intendere, non si profila qualche cosa di infinitamente più grande, non vi è nulla di veramente, autenticamente bello. La bellezza terrestre è un velo magnifico che ci nasconde una bellezza ancora più grande. L’acqua sgorga, deborda, rinfresca, purifica, vivifica, riflette, scintilla ed ondeggia: l’acqua è trasparente. Non è forse quello il simbolo della Vita? E là dove c’è la vita, vi è necessariamente la presenza dello Spirito Vivificante. Tutti noi sappiamo come la presenza dell’acqua doni vita a tutto il paesaggio e coloro che scoprono o piuttosto incontrano il mare per la prima volta, sentono che il mare è, per così dire, l’anima della nostra terra che ad un tratto rivela, ritrova la sua sostanza nascosta.
La Chiesa sa tutto questo e benedicendo l’acqua, in effetti benedice tutta la creazione. La festa di Mezza-Pentecoste include anche la benedizione dell’acqua[2], fatto che prefigura i fonti battesimali, essendo divenuto ormai possibile il battesimo dopo la Pentecoste.
Esistono ancora, è vero, altri simboli del Santo Spirito, come il fuoco e la fiamma, il volo lento della colomba e la nube che ricopre con la propria ombra. Se si cerca di approfondire o meglio di sentire questi differenti simboli, si scopre che hanno sempre qualche cosa di comune, anche quando a prima vista sembrano differenti. La fiamma può in un certo qual modo sgorgare e debordare, l’acqua può brillare, scintillare e vi è qualcosa di leggero nella fiamma, nell’acqua, nel volo grazioso della colomba e nella nube. Ma non dimentichiamo che il fuoco e l’acqua possono distruggere; anche il Santo Spirito distrugge, brucia o inonda coloro che si avvicinano indegnamente ai Suoi doni e che li trascurano.
Il contrario dell’acqua è il deserto, la siccità, l’aridità. Il contrario del fuoco è il freddo, il gelo, il ghiaccio. Se noi comprendiamo che tutto ciò esiste non solamente fuori di noi, nella natura esterna, ma anche nella nostra anima, nel nostro cuore, prenderemo allora coscienza che l’acqua ed il fuoco sono veramente i simboli della vita e l’immagine del Datore di Vita. Il Santo Spirito, lo Spirito d’Amore, lo Spirito Vivificante è sempre con noi, ma la Sua presenza ci è particolarmente tangibile nei giorni della Pentecoste, in quel giorno verso cui noi ci avviciniamo. Ma pure quel giorno non tutti sentiremo la Sua presenza. Solo coloro che tra di noi si preparano alla Sua venuta, che hanno sete veramente dell’acqua viva, del fuoco celeste, potranno con gioia nuova cantare: “Re del cielo, Consolatore…”. Per accrescere in noi questa sete, la Chiesa non pronuncia ancora questa preghiera, ma oggi ci ricorda con insistenza le parole del Signore: “Colui che ha sete, venga a Me, ed io lo disseterò”.
Alexandre Semenoff-Tian-Chansky
Da “Communauté orthodoxe de la S.te Trinité”, giugno ’81, pp. 3-4 ; trad. A. G. In “Italia Ortodossa”, anno V n. 18, 1982 (vecchia serie).
Dai testi liturgici della festa:
Dal Vespro
Essendo giunta alla sua metà la Festa che si protrae dalla Tua Resurrezione, Cristo, fino alla divina venuta del Tuo Santo Spirito, riuniti, cantiamo il mistero dei Tuoi portenti; in questa Mezza-Pentecoste, effondi su di noi una copiosa misericordia.
Catisma poetico del Mattutino
Effondendo sul mondo le acque della sapienza e della vita, inviti tutti, o Salvatore, ad attingere le acque della salvezza: l’uomo, avendo accettato la tua legge divina, estingue in sé i carboni della vanità. Così non avrà più sete in eterno e la sazietà di cui sei fonte non cesserà, Signore, Re Celeste. Perciò glorifichiamo la Tua potenza Cristo Dio, chiedendo di accordare largamente ai tuoi servitori la remissione dei peccati.
Exapostilario del Mattutino
Tu che hai la coppa dei beni inesauribili, dammi di attingere l’acqua in remissione dei peccati, poiché sono tormentato dalla sete, o Misericordioso ed unico Generoso.
Stichirà conclusivo del Mattutino
Fratelli, essendo stati illuminati dalla Resurrezione di Cristo Salvatore, ed avendo raggiunto la metà della festa del Signore, osserviamo con sincerità totale i divini comandamenti per essere giudicati degni di festeggiare l’Ascensione ed ottenere la venuta del Santo Spirito.
ALLA LITURGIA
Tropario – Tono 8
A metà della Festa, o Salvatore, disseta l’anima mia assetata, con le acque della pietà, poiché tu stesso hai detto a tutti: Chi ha sete venga a me, e beva. Tu sei la fonte della vita, o Cristo Dio, sia gloria a Te.
Kontakion – Tono 4
Cristo Dio, Creatore e Signore di tutte le cose, a metà della festa della legge, dicevi a quelli che ti stavano attorno: Venite a me ed attingete le acque dell’immortalità. Per cui noi ci prostriamo davanti a te e con fede gridiamo: Donaci la tua misericordia, tu, infatti, sei la sorgente della nostra vita.
Letture: Atti degli Apostoli 14, 6-18; Giovanni 7, 14-30.
Immagine: http://www.oca.org/FSlives.asp
[1] Mons. Alexandre (Semenoff-Tian-Chansky) de Zilon, è stato vescovo ausiliario dell’Arcivescovado delle parrocchie russe in Europa occidentale. Fu per molti anni rettore della parrocchia Notre-Dame-du-Signe, a Parigi e, dal 1971 alla sua morte (6 maggio 1979), vescovo ausiliario al fianco dell’Arcivescovo Georges (Tarassoff). Teologo di formazione (era diplomato all’Istituto Saint-Serge), sacerdote di alta levatura spirituale (fu autore di numerosi articoli e opere di spiritualità e di agiologia, tra cui un libro fondamentale su san Giovanni di Kronstadt e un catechismo ortodosso, più volte ristampato) (fonte: http://www.esarcato.it/).
[2] Oggi si compie oltre la Piccola Benedizione delle acque, anche la Benedizione dei Campi (nota di T.C.).