Il Sabato di Lazzaro e la Domenica delle Palme

del Rev.mo Paul Lazor

 

Nella vita terrena del Signore nostro Gesù Cristo i trionfi visibili sono pochi. Egli predicava un regno che “non è di questo mondo”. Alla sua nascita nella carne non vi fu “nessuna stanza alla locanda”. Per quasi trent’anni, mentre cresceva “in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Luca 2: 52), ha vissuto nell’oscurità come “figlio di Maria”. Quando comparve da Nazareth per iniziare il suo ministero pubblico, uno dei primi a parlare di lui ha domandato: “Può venire qualcosa di buono da Nazareth?” (Giovanni 1: 46). Infine fu crocifisso tra due ladri, sepolto nella tomba di un altro uomo.

Due brevi giorni si stagliano nitidi come eccezioni a quanto detto sopra - giorni di trionfo visibile chiaramente. Questi giorni sono conosciuti nella Chiesa di oggi, come il Sabato di Lazzaro e la Domenica delle Palme. Insieme formano un ciclo unitario liturgico che serve come passaggio dai quaranta giorni della Grande Quaresima alla Settimana Santa. Sono i giorni unici e paradossali prima della passione del Signore. Sono giorni di visibile, terreno trionfo, di gioia pasquale e messianica a cui Cristo stesso partecipa deliberatamente e attivamente. Allo stesso tempo, sono giorni che indicano al di là di se stessi una vittoria finale e la definitiva regalità che Cristo non raggiungerà risuscitando un uomo morto o entrando in una determinata città, ma con la sua sofferenza, morte e risurrezione imminente.

Risuscitando Lazzaro dalla morte prima della Tua Passione, tu confermi la risurrezione universale, o Cristo Dio! Come i bambini con le palme della vittoria, gridiamo a Te, o Dominatore della Morte: Osanna nell’alto dei cieli! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! (Tropario della Festa, cantato sia il Sabato Lazzaro che la Domenica delle Palme).

 

Palermo, Palazzo dei Normanni, Cappella palatina: La risurrezione di Lazzaro

 

Sabato di Lazzaro

In una dettagliata descrizione narrativa l’Evangelo racconta come Cristo, sei giorni prima della sua morte, e con la particolare consapevolezza del popolo “che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato” (Giovanni 11: 42), è andato dal suo amico morto Lazzaro a Betania al di fuori di Gerusalemme. Egli era a conoscenza dell’approssimarsi della morte di Lazzaro, ma deliberatamente ha ritardato la sua venuta, dicendo ai suoi discepoli alla notizia della morte del suo amico: “mi rallegro per voi di non essere stato là, affinché crediate” (Giovanni 11: 14).

Quando Gesù giunse a Betania, Lazzaro era già morto da quattro giorni. Questo fatto è più volte sottolineato dal racconto evangelico, e dagli inni liturgici della festa. I quattro giorni di sepoltura sottolineano l’orribile realtà della morte. L’uomo, creato da Dio a sua immagine e somiglianza, è un essere spirituale-materiale che è, una unità di anima e di corpo. La morte è distruzione, è la separazione dell’anima e del corpo. L’anima senza il corpo è un fantasma, come ha detto un teologo ortodosso, e il corpo senza l’anima è un cadavere in decomposizione. “Piango e gemo, quando penso alla morte, ed ecco la nostra bellezza, modellata ad immagine di Dio, che giace nella tomba disonorata, sfigurata, priva di forma”, è un inno di san Giovanni Damasceno cantato all’ufficio ecclesiastico di sepoltura. Questo “mistero” della morte è l’inevitabile destino dell’uomo decaduto da Dio e accecato dalle proprie azioni orgogliose.

Con semplicità epica l’Evangelo ricorda che, giungendo alla scena della fine orribile del suo amico, “Gesù scoppiò in pianto” (Giovanni 11: 35). In questo momento Lazzaro, l’amico di Cristo, sta per tutti gli uomini, e Betania è il centro mistico del mondo. Gesù scoppiò in pianto quando vide il “molto buono” della creazione e il suo re, l’uomo, “fatto per mezzo di Lui” (Giovanni 1: 3), per essere riempito di gioia, di vita e di luce, essere ora un cimitero in cui l’uomo è sigillato in un tomba fuori della città, estirpato dalla pienezza di vita per la quale è stato creato, e in decomposizione nelle tenebre, disperazione e morte. Ancora una volta, come dice l’Evangelo, le persone erano esitanti ad aprire la tomba, perché “adesso ci sarà cattivo odore, poiché è morto da quattro giorni” (Giovanni 11: 39).

Quando la pietra fu rimossa dal sepolcro, Gesù ha pregato il Padre suo e poi gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori”. L’icona della festa mostra il particolare momento in cui appare Lazzaro all’ingresso della tomba. Egli è ancora avvolto nei suoi vestimenti sepolcrali e i suoi amici, che si stanno turando il naso a causa del fetore del suo corpo in decomposizione, devono sbendarlo. In tutto ciò l’accento è posto sull’udibile, sul visibile e tangibile. Cristo si presenta al mondo con questa constatazione: alla vigilia della sua sofferenza e morte, egli risuscita un uomo morto da quattro giorni! La gente era stupita. Molti immediatamente hanno creduto in Gesù e una grande folla ha cominciato a raccogliersi attorno a lui quando la notizia della risurrezione di Lazzaro si diffuse. Seguì l’ingresso regale in Gerusalemme.

Il Sabato di Lazzaro è un giorno unico: l’unico Sabato in cui Mattutino e Divina Liturgia recano i segni della festa, vengono celebrati gli uffici resurrezionali, normalmente proprii della domenica. Alla Liturgia è cantato anche l’inno battesimale, invece del Trisagion: “Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo”.

 

Palermo, Palazzo dei Normanni, Cappella palatina:
L’ingresso di Gesù a Gerusalemme

 

Domenica delle Palme

La Domenica delle Palme è la celebrazione dell’ingresso trionfale di Cristo nella città regale di Gerusalemme. Cavalcava un puledro per il quale egli stesso aveva inviato (i discepoli), e ha permesso alla gente di acclamarlo pubblicamente come un re. Una grande folla gli è andata incontro in un modo che si addice a un sovrano, agitando rami di palma e stendendo le proprie vesti sul suo percorso. Essi lo salutarono con queste parole: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, proprio il re d’Israele” (Giovanni 12: 13).

Questo giorno insieme con la Risurrezione di Lazzaro sono i segni che indicano oltre se stessi ai miracoli e agli eventi che il ministero terreno di Cristo è stato completato. Il tempo della realizzazione era a portata di mano. Risuscitando Lazzaro Cristo punta alla distruzione della morte e alla gioia della resurrezione, che sarà accessibile a tutti con la sua morte e risurrezione. Il suo ingresso in Gerusalemme è un compimento delle profezie messianiche del re che entra nella sua città santa per instaurare un regno finale. “Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, e su un puledro figlio d’asina” (Zaccaria 9: 9).

Infine, gli eventi di questi due giorni trionfanti sono però il passaggio alla Santa Settimana: l’ora della sofferenza e della morte per la quale Cristo è venuto. Così il trionfo in un senso terreno è estremamente breve. Gesù entra apertamente in mezzo ai suoi nemici, dicendo e facendo pubblicamente le cose che li farà più infuriare. La gente stessa presto lo respingerà. Hanno frainteso il suo breve trionfo terreno come segno di qualcos’altro: il suo emergere come un politico. Un messia che li porterà alla gloria di un regno terreno.

 

Il nostro Impegno

La liturgia della Chiesa è più che la meditazione o la lode relativa ad eventi passati. Essa ci comunica la presenza eterna e la potenza degli eventi che vengono celebrati e ci rende partecipi di tali eventi. Pertanto, gli uffici del Sabato di Lazzaro e della Domenica delle Palme ci introducono al nostro momento di vita e di morte e all’ingresso nel Regno di Dio: un regno non di questo mondo, un regno accessibile nella Chiesa attraverso il pentimento e il battesimo.

Nella Domenica delle Palme rami di salice e palme vengono benedetti nella Chiesa. Li prendiamo per sollevarli e salutare il re e sovrano della nostra vita: Gesù Cristo. Li prendiamo per riaffermare i nostri impegni battesimali. Mentre Colui che ha risuscitato Lazzaro ed entra a Gerusalemme per andare alla sua passione volontaria si trova in mezzo a noi, ci troviamo di fronte alla stessa domanda rivoltaci nel Battesimo: “Accetti Cristo?”. Diamo la nostra risposta con il coraggio di prendere il ramo e sollevarlo: “Io lo accetto come Re e Dio!”.

Così, alla vigilia della Passione di Cristo, nella celebrazione del ciclo gioioso dei giorni trionfanti del Sabato di Lazzaro e della Domenica delle Palme, ci riuniamo a Cristo, affermiamo la sua Signoria amante la totalità della nostra vita ed esprimiamo la nostra disponibilità a seguirLo nel suo Regno: ... che io possa conoscere Lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventando come Lui nella sua morte, per raggiungere, in qualche modo la risurrezione dai morti (Filippesi 3: 10-11).

Rev. Paul Lazor

da: http://www.oca.org/FSlives.asp

Traduzione di D. N. © Tradizione Cristiana

 

 

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