Dmitri Arcivescovo di Dallas e South

Le domeniche dopo Pentecoste

 

Le letture Evangeliche per le domeniche dopo la Pentecoste si riferiscono in generale al tema della Chiesa e in particolare della Chiesa “nel mondo”.

La Chiesa è inviata a fare il lavoro del suo Maestro.

“Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito: Insegnate loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato...” (Matteo 28, 19-20) “... come mio Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Giovanni 20, 21).

Come la perpetuazione dell’Incarnazione, il messaggio della Chiesa deve essere il messaggio di Cristo. Così, il mondo reagirà con la Chiesa esattamente come ha fatto con Cristo quando si tratta di capire la sua missione.

“Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di odiare voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo: ma perché voi non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, perciò il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto. Non vi è servo da più del suo signore. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutte queste cose vi faranno per causa del mio nome, perché non conoscono Colui che mi ha mandato” (Giovanni 15, 18-21).

Molti hanno sottolineato l’impopolarità della Chiesa nel mondo di oggi. È un dato di fatto, di solito è il caso che più lei è fedele alla sua vocazione, più impopolare la Chiesa diventa. Nostro Signore è stato in costante conflitto con la società del suo tempo. Allo stesso modo non è inusuale per la Chiesa moderna di ritrovare se stessa in conflitto con la nostra società contemporanea.

Per questo motivo è difficile capire perché così tanti “uomini di chiesa”, disperano di ciò che sembra loro essere l’inadeguatezza della Chiesa, a soddisfare le esigenze percepite del mondo. La stampa religiosa, passata e presente, ha notevolmente alimentato l’agitazione tra i cristiani sinceri preoccupati di fare la cosa giusta, con dichiarazioni simili a quanto segue: “La Chiesa è in discredito perché ha omesso di aiutare l’uomo nel momento del bisogno”. “La Chiesa è una sorta di ghetto in cui gli uomini si sono ritirati chiudendo i propri occhi di fronte ai bisogni del mondo”.

Sono stati fatti molti tentativi di trovare un significato laico o un’interpretazione centrata sul mondo per l’Evangelo. Tutti gli insegnamenti di nostro Signore sugli uomini nella loro condizione di peccato, la necessità per la loro salvezza, la redenzione attraverso l’incarnazione, e la promessa di Cristo di un Regno nel mondo a venire, sono stati cancellati come espressioni mitologiche di problemi sociali.

La lettura dell’Evangelo per la sesta Domenica dopo la Pentecoste, in Matteo 9, 1-8, illustra chiaramente e semplicemente questo conflitto di base di cui abbiamo parlato. Ciò dimostra la difficoltà che il mondo ha nell’accogliere il messaggio di Cristo (e quindi della Chiesa).

Quando il popolo portò un uomo “paralitico” a Gesù, Lui ha compiuto il miracolo di cui quest’uomo era più bisogno: “Figlio, sta di buon animo, i tuoi peccati ti sono perdonati”. Il Salvatore si è in primo luogo e innanzitutto preoccupato della condizione interiore dell’uomo, la sua riconciliazione con Dio. Lo vedeva come Egli vede tutti: una persona con una chiamata eterna, realizzazione di un successo che è determinato dalla purezza del cuore, non dalla salute del suo corpo.

Gli scribi rappresentavano la reazione del mondo a Cristo e alla Sua opera. Prima di tutto erano ciechi verso la presenza e la potenza di Dio in mezzo a loro. “Costui bestemmia”. L’evangelista Giovanni ci dice che il mondo in generale non riconosce il proprio Creatore. “Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, e il mondo non lo conobbe” (Giovanni 1, 10). In secondo luogo, gli scribi evidentemente pensavano che Gesù avrebbe dovuto concentrarsi su (quello che nella loro mente era) un atto più difficile e importante di guarigione. Hanno pensato tra loro stessi, “è più facile da dire, i tuoi peccati ti sono perdonati, che dire, alzati e cammina”. Gesù, per dimostrare che aveva il potere di perdonare i peccati sulla terra, che aveva volutamente indirizzato i suoi sforzi verso la concessione di perdono, e come segno che il perdono era davvero il più grande dei doni, disse al paralitico “Alzati, prendi il tuo lettuccio e va verso casa tua”.

Il cuore del messaggio della Chiesa è ancora il perdono dei peccati. Se lei vuole rimanere la Chiesa di Cristo, questo continuerà ad essere il suo messaggio centrale. “Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino!”. Il mondo, però, non vuole sentir parlare di colpe, pentimento e perdono. Inoltre, esso non vuole sentir parlare di un altro regno verso il quale si deve orientare la propria vita. Questo spiega perché anche il termine “Chiesa” è diventato motivo di imbarazzo per molti. La parola Chiesa (in greco, ecclesia) significa “chiamato fuori”.

I membri della Chiesa sono quelli che sono “chiamati ... dalle tenebre alla ammirabile luce (di Dio)”, una “nazione santa” (I Pietro 2, 9) consacrata per servire il Re del cielo e non il principe di questo mondo. Coloro che non vogliono riconoscere il cristiano come avente una chiamata particolare ad essere separato, ad essere nel mondo ma non del mondo, sono a disagio con il termine “Chiesa” preferendo invece utilizzare altri nomi per le loro comunità. Anche se non hanno familiarità con le origini della parola, sanno comunque che è legata ad una comprensione molto diversa del cristianesimo di quello che viene predicato da molti pastori e leaders spirituali popolari, “al-passo-coi-tempi”.

Quindi, possiamo concludere dicendo che se la Chiesa non si trasforma in qualcos’altro da ciò che Cristo l’ha fatta, rimarrà impopolare con il mondo. Dobbiamo ricordare, però, che se la Chiesa è fedele alla sua vocazione, la sua impopolarità è l’impopolarità di Cristo.

Da: The Dawn, Pubblicazione della Diocesi di South,
Chiesa Ortodossa in America. Luglio 1998.

Tradotto per © Tradizione Cristiana da E. M. maggio 2010

 

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